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Il bilancio della Difesa con il... bilancino

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DIPARTIMENTO GEOPOLITICA & DIFESA

Il bilancio della Difesa con il…bilancino.

(tra “pacifisti” e “guerrafondai”)

 

         La Nato vorrebbe che l’Italia destinasse alle spese per la difesa circa il 2% del PIL entro il 2024. Tale obiettivo è giustificabile, realizzabile, auspicabile o no?

         La maggior parte degli italiani non è a conoscenza della reale consistenza dei bilanci della Difesa e dell’impatto sui conti dello Stato, poiché, anche qualora fossero veramente interessati, le cifre, e specialmente le percentuali sul PIL che di volta in volta leggono, sono molto differenti e si basano su criteri diversi in base spesso a quello che si vuol dimostrare a seconda delle idee in merito. I pacifisti frequentemente lo gonfiano cambiando parametri di riferimento e chi ha interesse a evidenziarne l’inadeguatezza fa l’operazione opposta. In realtà, sulle cifre, possono avere ragione tutti e due a seconda di come si vuole impostare l’analisi.

         Prima di tutto bisogna puntualizzare che alle spese per la difesa concorrono vari centri di spesa che non sono inquadrati nel Ministero, come MISE o MIUR o i fondi per le missioni all’estero(MEF).  A sua volta la Difesa si fa carico di varie spese che non hanno una funzione in tal senso, come a esempio il rifornimento idrico delle isole minori, sacrari militari o la totalità delle spese dell’Arma dei Carabinieri.

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L’ANPI tradisce il suo mandato?

L’ANPI tradisce il suo mandato?

Cara Presidente Nespolo,

sono Marco Moiso, vicepresidente del Movimento Roosevelt, e membro dell’ANPI.

Era da molto che intendevo scriverle questa lettera, e lo faccio all’indomani di fatti a mio vedere molto gravi, che si sono svolti a Londra.

Ritengo che l’ANPI stia tradendo il suo statuto. Infatti, le chiedo di chiarificare, pubblicamente, come lei intende gestire le attività dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia alla luce dei ragionamenti che a breve le esporrò.

In questo momento storico, l’ANPI ha la possibilità di interpretare e definire il proprio lavoro e la propria attività principalmente in due modi:

  • Svolgere un ruolo di memoria storica, valorizzando e perpetuando la memoria della Resistenza.
  • Continuare a lottare per la democrazia e contro ogni fascismo.

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L’incredibile illusione: Sani in un mondo malato (3) – Intervista alla dott.ssa VALLE

Relazione tra Ambiente e Salute – Intervista alla dott.ssa Oliva VALLE (*)

di Davide Montefiori (**)

Come promesso negli articoli pubblicati precedentemente (I, II), nel corso di questa intervista cercheremo di comprendere in quale modo l’ambiente nel quale viviamo (Aria-Acqua-Terra), influenzi in modo determinante lo stato di salute o di malattia della popolazione “affetta” da un determinato tipo di progresso.

La dott.ssa Oliva Valle, è il medico che ci guiderà in questo percorso. Con lei scopriremo in che cosa consista l’Epigenetica, nuova branca della medicina, ormai nota in tutto il mondo scientifico, che dimostra lo stretto rapporto esistente tra Ambiente e Salute.

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Comunicato stampa Movimento Roosevelt - Magaldi: dalla Russia una polpetta avvelenata per l'Eni, unica istituzione a fare un po' di politica estera per l'Italia

Il presidente del Movimento Roosevelt: che interesse avrebbe Putin a finanziare Salvini, se davvero volesse cambiare quest'Europa post-democratica? Al Cremlino conviene che l'Ue rimanga così com'è, tecnocratica e neoliberista, non certo amata dai popoli europei

"Ditemi per quale ragione la post-democratica Russia di Putin dovrebbe regalare 65 milioni di dollari a Salvini, che in teoria minaccerebbe, solo a parole finora, di attaccare quest'Europa altrettanto post-democratica: al Cremlino, al contrario, conviene che l'Ue resti com'è oggi, malvista dai popoli europei". Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt, smonta le accuse piovute su Salvini dopo la registrazione – finita alla Procura di Milano – di un colloquio a Mosca con esponenti russi e il leghista Gianluca Savoini, presidente dell'associazione Lombardia-Russia. Il sospetto, veicolato dai media, evoca il progetto di una transazione milionaria, attraverso forniture di petrolio all'Eni (transazione in realtà mai avvenuta) per aiutare la Lega in vista della campagna per le europee. "Chi ha registrato quel colloquio riservato? E chi l'ha fatto pervenire ai magistrati? Tutte domande in attesa di risposta". L'errore di Salvini? "Sminuire l'importanza di Savoini, quasi facendo finta di non conoscerlo".

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Programma del Movimento Roosevelt

Il Movimento Roosevelt è più attivo che mai.

Insieme all’Ufficio di Presidenza e ai Dipartimenti, nelle ultime settimane abbiamo lavorato alacremente per elaborare il programma del Movimento Roosevelt.

Siamo quindi felici di pubblicare la struttura finale del programma.

Link al Programma del MR (clicca per scaricare/visualizzare)

Nei prossimi giorni, settimane e mesi, questo programma verrà ulteriormente elaborato, riassunto e vivificato, insieme ai soci, ai Dipartimenti e ai Direttori di Dipartimento. Saremo quindi felici di ricevere, come sempre, i suggerimenti e le istanze dei soci del Movimento Roosevelt.

Saluti Rooseveltiani a tutti/e,

Marco Moiso
Vicepresidente del Movimento Roosevelt

Comunicato stampa Movimento Roosevelt - Magaldi: ma quale Quarta Via, le idee di Alexander Dugin sono antiche come il modello oligarchico del potere di Putin

Il presidente del Movimento Roosevelt avverte i fan italiani dell'ideologo russo vicino al Cremlino: certo ambiguo sovranismo, nutrito dai libri di Evola e Heidegger, è il prodotto di un raffinato gioco della massoneria neoaristocratica che detesta la democrazia e teme l'avvento di un capitalismo progressista, dopo aver introdotto il globalismo neoliberale

Vladimir Putin dichiara al "Financial Times" che il liberalismo sarebbe morto, mentre il suo amico filosofo Alexander Dugin viaggia per l'Europa predicando una Quarta Via per il nuovo millennio, in grado di superare fascismo, comunismo e democrazia liberale? Attenti agli equivoci, dice il presidente del Movimento Roosevelt: secondo Gioele Magaldi, quelle di Dugin – intervenuto a Gioia Tauro a supporto di Diego Fusaro, candidato sindaco – non sarebbero che "suggestive rielaborazioni di idee vecchissime, amate dalle dittature del Novecento". Le fonti del pensiero di Dugin sono Julius Evola, René Guénon, Carl Schmitt, Martin Heidegger, Edmund Husserl: "Un retaggio politico ed esoterico che è antidemocratico, illiberale, antimoderno e tradizionalista".

"Chi oggi simpatizza per Dugin e Putin deve riconoscere che sta facendo un gioco elitario e neoaristocratico", afferma Magaldi in un video su YouTube girato il 1° luglio a Rosslyn, in Scozia, dove la famiglia Sinclair contribuì a fondere templarismo e massoneria. "Le stesse fonti di Dugin – aggiunge Magaldi – non facevano mistero delle loro inclinazioni: Guénon, Evola, Schmitt e lo stesso Heidegger avevano un'idea del "cratos", il potere della forza, che dev'essere prerogativa di alcuni illuminati, i soli in grado di dare luce alla disprezzabile massa della plebe". Se la democrazia è in crisi, sarebbe questa la risposta? "Cioè: fallisce il liberalismo e quindi torniamo a un pensiero schiettamente e ferocemente aristocratico? Legittimo. Ma consigliamo ai seguaci di Dugin si scriverselo in fronte: "Sono un antidemocratico"".

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Libra – attacco alla democrazia

La Libra - cryptocurrency di Facebook - potrebbe rappresentare un ulteriore attacco alla democrazia e alla sovranità del popolo e dei governi. La Libra potrebbe infatti diventare la prima risorsa monetaria davvero limitata e la sua erogazione sarebbe in mano a privati, senza alcuna responsabilità verso la collettività.

Il 17.06.2019 abbiamo avuto la notizia del lancio della cryptovaluta di Facebook: la Libra. Il giorno dopo c’è stata la tanto attesa conferenza stampa in cui Facebook ha presentato il suo progetto al mondo.

La Libra si propone di diventare una nuova moneta globale, stabile e sicura. 

Eppure, in un clima in cui la società vive una involuzione antidemocratica perpetuata a colpi di finanza speculativa, la Libra sembra un ulteriore attacco alla democrazia. 

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Non facciamo il gioco del nemico

Questa dis-Unione Europea tradisce il Sogno Europeo. 
L’Europa dei Popoli doveva essere un mezzo per tutelare e promuovere la democrazia, la libertà e la giustizia sociale.

Questa dis-Unione Europea - che unita non è mai stata - ha lavorato in senso contrario alla missione che aveva alla nascita.

Con le sue istituzioni antidemocratiche, soggette a pressioni esterne, e con l’unico Parlamento al mondo senza potere legislativo, la dis-Unione Europea è diventata uno strumento per divulgare ed imporre l’ideologia neoliberista, facendo l’interesse di grandi gruppi finanziari a discapito dell’interesse popolare.

Noi del Movimento Roosevelt abbiamo più volte parlato del bisogno di democraticizzare le istituzioni europee e del bisogno di politiche economiche espansive che ridiano fiato all’economia, garantendo anche i diritti economici delle persone. Abbiamo denunciato il bisogno di cambiare il mandato della BCE e di legarla ad un potere politico. Ma finché non ci sarà un profondo cambiamento della dis-Unione Europea abbiamo anche parlato della necessità di slegare il benessere della collettività dalle decisioni di una banca centrale, che è sostanzialmente privata, e da una istituzione che non lavora nell'interesse dei popoli che dovrebbe tutelare. 

Il Vicepresidente del Movimento Roosevelt, il Prof. Nino Galloni, ha recentemente appoggiato anche la soluzione dei minibot; perché aldilà di come si darà respiro all’economia, incrementare il potere di acquisto delle persone è una priorità.

A proposito dei minibot, ho recentemente visto un'intervista di Fabio Dragoni, che per molte cose stimiamo e del quale condividiamo gran parte dell’impostazione economica. Nell’intervista, Dragoni sosteneva che i poteri tecnocratici europei, con i loro tentativi di repressione e contenimento delle iniziative espansive proposte innanzitutto dal governo italiano, stanno alimentando il malcontento in tutta Europa e stanno di fatto segando il ramo sul quale sono seduti.

Ha ragione Dragoni. L’aggressività e l'indifferenza della quale la Commissione Europea e i suoi tecnocrati si stanno armando, rischiano davvero di accelerare il percorso di disgregazione della zona euro e, chissà, dell’Unione Europea stessa. 

Ma questo non è un buon segnale.

Vorrei invitare a riflettere su una cosa molto semplice. I tecnocrati presenti nelle istituzioni europee sono dei semplici esecutori. Ci sono persone molto più potenti ed influenti dietro di loro. Se certi maggiordomi si comportano (indirettamente) in modo che l'eurozona venga meno, non credo questo sia un caso. C'è qualcuno, dietro le linee, che si lecca i baffi e si sta organizzando per depredare le ricchezze nazionali dopo la sfaldatura dell'Unione Europea e della zona euro.

Nel Regno Unito questo processo è oramai evidente. Ci sono grandi compagnie pronte a depredare il welfare system britannico- a partire dalla sanità pubblica.

 Se vogliamo combattere il neoliberismo e la supremazia della finanza sulla politica su scala globale, non possiamo combattere con arco e frecce chi usa i missili balistici. Per combattere a livello sovranazionale istituzioni sovranazionali che si avvantaggiano della mancanza di organi giuridici sovranazionali capaci di regolarli (già dall'accordo di Marrakech del 1994) bisogna fare un salto di qualità. Bisogna accettare che la globalizzazione brutale che abbiamo visto finora non è l’unico modello di globalizzazione possible. Bisogna  accettare che la globalizzazione può essere cosa diversa, ma non si può tornare indietro. La globalizzazione può diventare la globalizzazione della democrazia, dello stato sociale e dello stato di diritto- nel rispetto delle culture e delle tradizioni. Allo stesso modo, l’Unione Europea che abbiamo visto fino ad oggi, non è l’unica unione possible.

La soluzione al neoliberismo e all'involuzione antidemocratica della società occidentale non sta in un ritorno agli stati nazionali. Per combattere il neoliberismo e questa globalizzazione verticistica, c'è bisogno di istituzioni sovranazionali, in cui il popolo sia sovrano, che abbiano la forza politica ed economica per imporre un nuovo modello.

La soluzione per combattere il neoliberismo su scala globale sono gli USE. Dobbiamo creare un'Europa politica, di popoli sovrani, che non abbia nulla a che vedere con questa dis-Unione Europea, e che sia dichiaratamente un mezzo per tutelare democrazia, libertà, e giustizia sociale.

Ritornare agli stati nazionali non ha senso. Non ha senso chiudersi in una capanna in riva al mare se fuori c’è uno tsunami. Restando nella baracca, faremmo solo un favore a chi voleva comprare il terreno su cui poggiava, il giorno dopo la tempesta.

Marco Moiso
Vicepresidente del Movimento Roosevelt

Comunicato stampa Movimento Roosevelt - Magaldi: il guaio dei gialloverdi è la loro paura, non osano sfidare Bruxelles. Vadano allo scontro per salvare l'Italia, mandando a casa Tria e Moavero (senza sperare nell'aiuto di Trump, che non muoverà un dito)

Il presidente del Movimento Roosevelt: senza un rimpasto di governo e una battaglia con l'Ue per respingere il dogma del rigore, il cambiamento resterà sulla carta e l'Italia nel frattempo affonderà nella crisi. Sbagliano, Salvini e Di Maio, se sperano nell'aiuto di Trump: tocca a loro farsi rispettare, in Europa, imponendo nuove regole

"L'unico vero problema dei politici italiani è la loro paura: se trovassero un po' di coraggio, scoprirebbero che il nemico è assai meno forte di quanto immaginano". Per Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt, è perfettamente inutile sperare nel soccorso di Donald Trump: "Salvini e Di Maio si illudono, se credono che il presidente Usa possa aiutare gli italiani a difendersi da Bruxelles: tocca soltanto a loro rivendicare sovranità per l'Italia, ma non osano farlo. Ed è proprio su questa loro paura che giocano, con successo, i nemici del nostro paese". Senza un deciso di cambio di rotta, aggiunge Magaldi, in web-streaming su YouTube, "l'Italia andrà incontro a una crisi sociale, politica ed economica di inaudita gravità". Come uscirne? "Cambiando le regole della BCE: introdurre gli eurobond farebbe sparire l'incubo dello spread. Poi servono investimenti mirati per rilanciare l'economia, e un forte alleggerimento fiscale. Tutte cose che non si fanno – aggiunge Magaldi – perché ci viene impedito di spendere. Se ne viene a capo solo a una condizione: bisogna trovare la forza di affrontare finalmente uno scontro con i signori dell'Unione Europea".

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L’incredibile illusione: Sani in un mondo malato (2)

La stretta relazione esistente tra Ambiente e Salute - Seconda parte

Davide Montefiori (*)

Proseguendo con quanto iniziato nella prima parte di questo l’articolo https://www.movimentoroosevelt.com/news/per-dipartimento/ambiente/l-incredibile-illusione-sani-in-un-mondo-malato.html, partiamo direttamente da due semplici domande e dalle loro conseguenti risposte.

Cos'è il bene comune? Di chi è il bene comune?

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Assemblea Regionale MR Umbria il 26 Giugno 2019 a Ponte Felcino(PG)

Appuntamento Movimento Roosevelt Umbria


Rendiamo noto pubblicamente che mercoledì 26 giugno 2019, a partire dalle ore 18:00 (sino alle ore 21:00 circa) avrà luogo un importante incontro regionale del Movimento Roosevelt Umbria, cui sono invitati, dirigenti nazionali e dirigenti locali o semplici soci MR, per programmare gli incontri e le iniziative nella Regione Umbria, per uscire da una deriva oligarchica e antidemocratica che negli anni ha coinvolto anche la nostra regione, aprendo un confronto sulle tematiche del trasporto regionale, agricoltura, turismo, sanità, infrastrutture, in prospettiva delle prossime elezioni regionali, per ridare a questa regione un dibattito aperto a livello politico-sociale. Sono inoltre benvenuti cittadini e cittadine non ancora rooseveltiani, ma interessati alla traiettoria civica, metapartitica e trasversalmente politico-culturale del MR, 

L'appuntamento è fissato alle ore 18:00 di mercoledì 26 giugno 2019 a Ponte Felcino (PERUGIA), presso la biblioteca Altrementi, sito in Via G. Puccini n.86.

In uno Stato democratico in cui il Popolo è sovrano ed in cui ogni cittadino è latore pro-quota di sovranità, tramite rappresentanza parlamentare/istituzionale e/o mediante strumenti di autentica democrazia diretta (come referendum propositivi e abrogativi, possibilmente senza quorum), la politica è lo strumento principale attraverso il quale si deve esprimere la volontà popolare e si deve creare benessere per la collettività

Movimento Roosevelt Umbria

 

Assemblea Lombardia MR di venerdì 21 giugno 2019 a Milano

Assemblea Lombardia MR di venerdì 21 giugno 2019. Appuntamento alle ore 18 a Milano, in Via Giovanni Meli 18, Studio di Daniele Poli. Presentazione di Commissario, Vicecommissario e Direzione regionale, che illustreranno un ambizioso programma per i prossimi mesi. Parteciperà anche il Presidente MR Gioele Magaldi

 

 E’ formalmente convocata una Assemblea regionale Lombardia MR per il giorno venerdì 21 giugno 2019.

Appuntamento: a partire dalle ore 18 presso lo Studio di Daniele Poli in Via Giovanni Meli 18, Milano.

La riunione è aperta non solo ai rooseveltiani lombardi ma anche a soci MR di altri territori e a cittadini non ancora tesserati, ma interessati a far parte della comunità rooseveltiana.

 

In effetti, coloro che intendano dare un contributo ad un reale cambiamento della società italiana ed europea e farsi carico di una ulteriore crescita e armonizzazione del territorio lombardo e milanese nel suo complesso, si uniscano a noi del Movimento Roosevelt (www.movimentoroosevelt.com ),  si iscrivano a questo originale Metapartito (vai su: https://blog.movimentoroosevelt.com/iscriviti-o-rinnova.html ) e condividano cosi fattivamente i nostri valori, i nostri obiettivi e le nostre rivoluzionarie iniziative civili e politico-culturali.

 

L’Ordine del giorno dei Lavori sarà il seguente, a partire da quanto illustrato anche in https://www.movimentoroosevelt.com/news/per-dipartimento/presidenza/gianfranco-pecoraro-carpeoro-designato-commissario-mr-per-la-lombardia-e-gilberto-fumagalli-vicecommissario.html :

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Gianfranco Pecoraro (Carpeoro) designato Commissario MR per la Lombardia e Gilberto Fumagalli Vicecommissario

Ecco i membri della nuova Direzione regionale che verrà presentata all’Assemblea di venerdì 21 giugno a Milano: Luongo, Mosca, Petrocelli, Smaldone, Rustici, Lilov, Allas, Poli, Besostri, Pernetti, Valesi, Ludovico, Zanandrea

In vista di un potenziamento delle strategie politico-culturali e delle iniziative volte a consolidare ed espandere il Movimento Roosevelt in un territorio importante come quello di Milano e della Lombardia (dopo l’ottimo esito dell’evento organizzato il 3 maggio scorso dal MR in collaborazione col Comune di Milano, su cui vedi: Nel segno di Olof Palme, Carlo Rosselli, Thomas Sankara e contro la crisi globale della democrazia), l’Ufficio di Presidenza MR ha designato come Commissario straordinario per la regione Lombardia Gianfranco Pecoraro (detto anche “Carpeoro”, Consigliere di Presidenza MR) e come Vicecommissario Gilberto Fumagalli.

A coadiuvare il delicato lavoro di Commissario e Vicecommissario, una Direzione regionale Lombardia composta anzitutto da Paolo Mosca, Giovanni Smaldone, Michele Petrocelli e Roberto Luogo, tutti alti dirigenti a livello apicale del MR (Consiglieri di Presidenza) e poi anche da alcuni soci prescelti, in questo momento, in virtù di precise competenze e attitudini progettuali e realizzative: Fiorella Rustici, Zvetan Lilov, Alberto Allas, Daniele Poli, Felice Besostri, Lorenzo Pernetti, Simona Valesi, Marco Ludovico, Marco Zanandrea.

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Comunicato stampa Movimento Roosevelt - Magaldi diffida Tria e Conte: sembrano già "in vendita", pronti a tradire. Appello a Salvini: se sabotano Flat Tax e minibot, stacchi la spina al governo

Il presidente del Movimento Roosevelt: il ministro delle finanze e anche il premier sono ormai allineati a Mattarella e Visco (cioè Draghi) nell'impedire qualsiasi miglioramento nella vita degli italiani. Assente il Pd, grazie a Di Maio “remano contro” anche i 5 Stelle

Il ministro Giovanni Tria e ora anche il premier Giuseppe Conte si presentano ormai come due politici "in vendita", pronti a smentirsi su tutto pur di conservare il miraggio di poltrone importanti se tradiranno le promesse del "governo del cambiamento", sabotando la Lega su Flat Tax e minibot. "Torno a diffidare il fratello massone Giovanni Tria, sedicente progressista, "reo" di grave ostruzionismo rispetto ai tentativi di ridurre la pressione fiscale a beneficio delle famiglie meno abbienti", afferma Gioele Magaldi, massone progressista e presidente del Movimento Roosevelt, riferendosi alle resistenze di Tria di fronte al "progetto benemerito della Lega a vantaggio dei redditi inferiori ai 50.000 euro, un vero e proprio ristoro fiscale". Insiste Magaldi: "Diffido pubblicamente il massone Tria dal perseverare nell'ostacolare misure concepite per risolvere la crisi italiana". E aggiunge: "Per un massone come Tria è gravissimo essersi presentato come un progressista, salvo poi rivelarsi del tutto allineato ai circuiti massonici più neoaristocratici, conservatori e post-democratici, che, puntando alla caduta del governo, gli stanno promettendo poltrone altrettanto importanti".

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Comunicato stampa Movimento Roosevelt - Galloni smonta Draghi: i minibot sono legali, non essendo né valuta né debito. E' moneta parallela fiduciaria solo nazionale, non vietata dal Trattato di Lisbona

L'economista replica al presidente della BCE: i minibot servono all'Italia per rimediare alla crisi di liquidità, visto che gli euro vanno alla finanza e non all'economia reale. E il nostro paese non ha l'ossigeno del franco Cfa, che la Francia impone alle ex colonie africane, né i vantaggi della Germania (il credito delle piccole banche libere dai vincoli da Basilea, nonché pensioni e deficit delle Regioni non inclusi nel bilancio dello Stato)

L'economista Nino Galloni, vicepresidente del Movimento Roosevelt, replica a Mario Draghi: i minibot non sarebbero affatto illegali, non essendo né debito pubblico aggiuntivo (ma semplici pagamenti già dovuti alle aziende) né valuta (non essendo convertibili in euro). Cosa sarebbero, i minibot concepiti dal governo Conte? Tecnicamente, "titoli di pagamento a valere su debiti già maturati e contabilizzati dalla pubblica amministrazione". Se poi lo Stato li accettasse come pagamento delle tasse, potrebbero anche essere scambiati come moneta: "Ma sarebbero moneta parallela solo nazionale, senza corso legale fuori dall'Italia, e in più accettabile, come mezzo di pagamento, solo su base fiduciaria, cioè con la possibilità di non accettarla". In altre parole, riassume Galloni: "I minibot sono perfettamente legali, in quanto non violano nessuna delle condizioni richiamate da Draghi: sarebbero illegali se corrispondessero all'emissione di euro o se costituissero uno stock aggiuntivo di debito pubblico, e invece non sono né una cosa né l'altra".

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L’incredibile illusione: Sani in un mondo malato

La stretta relazione esistente tra Ambiente e Salute - Prima parte 

Davide Montefiori (*)

Sani in un mondo malato 01 19dacCome molti altri soci Rooseveltiani, nella speranza di poter dare un apporto personale e avendo deciso di collaborare ai lavori del Dipartimento per l'Ambiente, la Rigenerazione urbana e la Tutela del territorio e del mare, vorrei dare il mio contributo al MR, introducendo un argomento, a mio avviso decisamente interessante e molto intrigante che, nel bene e nel male, ha ricadute sul nostro territorio (globale), sulla nostra persona e sul nostro DNA.

Come sicuramente avrete notato, recentemente sono state organizzate numerose manifestazioni sul clima e sul riscaldamento globale ma, al di là del clamore del momento e della manipolazione mediatica necessaria ai “poteri forti”, poco o nulla di nuovo è stato detto rispetto agli anni precedenti e, mi aspetto, che poco influiranno concretamente sull’ambiente in futuro.

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Cosa leggo dietro l'analisi di Lucia Annunziata

Mi è arrivata, da una persona a me molto vicina, la richiesta di commentare il seguente articolo di Lucia Annunziata, pubblicato sull'Huffington Post.

https://www.huffingtonpost.it/entry/il-potere-di-salvini_it_5cec27dee4b0512156f614a0?ncid=other_email_o63gt2jcad4&utm_campaign=share_email


Sono convinto che né all'autrice né al giornale online dispiacerà che io offra la mia personale chiave di lettura sul linguaggio utilizzato dalla Annunziata; non guadagnamo da pubblicità e il riprendere il suo post altro obbiettivo non ha che spiegare come l'informazione possa spesso risultare male interpretabile.

Qualora questo fosse un problema, ce lo facciano sapere.

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Ciao XXX, sei chiaramente una persona di sensibilità progressista, preoccupata per la vittoria di Salvini (la vulgata dei media ci dice uniformemente che ci dobbiamo preoccupare) e mi hai quindi chiesto di commentare questo articolo della Annunziata.

Ci tengo quindi, paragrafo per paragrafo, a farti vedere come - volontariamente o involontariamente – vengono usati un linguaggio e delle categorie di pensiero a mio avviso manipolatorie e strumentali al sistema.

Entrerò nel merito dei “significanti” usati con un significato improprio e proverò a trasmetterti gli “occhiali del dubbio” così che anche tu in futuro possa farti delle domande quando ti troverai a leggere articoli con una bella narrativa, ma che potranno nascondere rischi di manipolazione. Ricordiamoci Socrate: “Ti esti?”.

Spero che tu non te la prenda se userò questo tuo invito a commentare l’articolo di Lucia Annunziata anche per creare un post per il blog del Movimento Roosevelt.

Scriverò i miei commenti, laddove necessario, nel testo che viene riportato in corsivo-grassetto.


Il potere di Salvini
Quello della destra non è un successo transitorio. Riace, Lampedusa, Val di Susa, Torre Maura... Il leghista vince in tutti i luoghi simbolo dello scontro politico recente. Capire la Lega per batterla

L’autrice apre parlando della vittoria della destra. Le categorie destra e sinistra sono oggi anacronistiche. Sono categorie dei secoli passati. Forse potranno tornare ad avere senso in futuro se riusciremo a ricollocare a destra e sinistra forze politiche coerenti con un pensiero ed una visione del mondo. Oggi viviamo all’interno di una ideologia molto forte e radicata: il neoliberismo. Tutti i partiti all’interno dell’arco costituzionale – a destra e a sinistra - sono partiti neoliberisti (la Lega sembra l’unico partito a fare qualche timido tentativo per uscirne, ma abbaia più che mordere). Mentre nel passato destra e sinistra potevano far riferimento a modelli sociali ed economici di riferimento diversi, oggi questa cosa non avviene. Usare le categorie destra e sinistra in questo modo equivale a creare quello che in psicologia sociale, come sai, si chiama un “in group”, da presentare contro un “out group”. Sostanzialmente, l’autrice sta creando un “noi” e un “loro”, un “buoni” (noi) e un “cattivi” (loro).

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AGF



L’Europa come è stata fin qui è arrivata alla sua penultima stazione: il sistema politico tradizionale, quello che ha tenuto insieme nel dopoguerra il vecchio continente, è in macerie. E macerie non è una parola usata tanto per esagerare. La debacle delle istituzioni è più forte proprio nei paesi che hanno costruito l’Unione, e che l’hanno guidata finora - la Germania del crollo personale e politico della Merkel, la Francia del “meraviglioso” presidente Macron durato lo spazio di un mattino, l’Inghilterra patria, come si dice sempre, di meravigliose storie democratiche, vittoriosa su Hitler, ma sconfitta poi dal capetto Nigel Farage; e l’Italia che al solito fa da anticipatore di ogni trasformazione – in questo caso può vantare di essere la nazione che per prima ha consegnato agli antieuropeisti il proprio governo.

In questo paragrafo la Annunziata ci dice correttamente che questo modello di Europa sta per finire. Ma non si ferma qui. Implicitamente, tra le righe, sembra volerci far capire che questo è un male, un tornare indietro rispetto al corso della storia. Eppure, questa dis-Unione Europea è guidata da una forte ideologia neoliberista, è controllata da lobbies, e offre una narrativa nella quale la finanza viene presentata come sovra ordinata all’economia ed in cui l’economia viene sovra ordinata alla politica e al benessere della collettività. Tra l’altro, questa dis-Unione Europea non ha una economia comune ed è casa dell’unico Parlamento al mondo senza vero potere legislativo (roba che Montesquieu si rigira nella tomba quando sente che questa Europa è un baluardo per la democrazia). L’abbandono di QUESTO tipo di dis-Unione Europea potrebbe essere una grande opportunità per creare istituzioni democratiche. Come mai questa possibilità non viene rappresentata? Come mai il cambiamento è visto sempre il luce negativa?

È vero, la destra non ha ottenuto le chiavi di Bruxelles, gli è mancata la palma della maggioranza che gli permetta di governare, ma la sua è stata una affermazione netta, solida, e, soprattutto, in crescita. Il segno più rilevante di questa forza, è il successo personale di tre leader, Le Pen, Salvini, Orban, le cui figure offrono oggi ai sovranisti un fronte pubblico che ampiamente compensa ogni frammentazione e divisione al proprio interno.

Interessante come la Annunziata ammetta che il “sovranismo” aiuti l’avvicinamento tra persone che la pensano diversamente su molte cose. Certo, è vero. Perché oggi lo scontro NON è tra destra e sinistra ma tra forza democratiche ed antidemocratiche. Ci stiamo abituando, piano piano, ad una democrazia di secondo livello dove gli amministratori pubblici non vengono eletti ma nominati o assunti (basti pensare al funzionamento delle Province o della Commissione europea). In questo contesto, la parola sovranismo viene spesso usata come dispregiativo, significante di persone nazionaliste che quasi disprezzano i processi democratici preferendo modelli più autoritari. Questo è il messaggio che passa dalla vulgata mediatico-neoliberista. La realtà è che c’è un crescente numero di persone che si rende conto della involuzione antidemocratica che sta vivendo la società occidentale. La sovranità non è un qualcosa di negativo. La sovranità del popolo è il principio base della democrazia. Il popolo dovrebbe essere sovrano a livello municipale, cittadino, provinciale, regionale, nazionale e sovranazionale. Se non è il popolo ad essere sovrano, chi lo dovrebbe essere? L’etichetta “sovranismo” altro non è che uno strumento per screditare chi lamenta un deficit democratico, anche a causa di una globalizzazione che a partire dall’accordo di Marrakesh del 1994 ha globalizzato il commercio e le transazioni finanziarie senza creare organi giuridici sovranazionali in grado di tutelare gli interessi dei popoli. Ora, all’interno delle forze etichettate come sovraniste, è chiaro che ci sono posizioni che SONO in effetti nazionaliste e autoritarie, ma l’usare l’etichetta “sovranisti” rimane strumentale a denigrare chi lamenta un deficit di democrazia.

Questo mondo della destra europea, come già successo con quella americana di Trump, vince perché intercetta la nuova rottura fra classi, la fine del contratto sociale di mutua collaborazione insito nel welfare del dopoguerra, il distacco della connessione fra i dimenticati e gli attivi del nostro mondo. È un successo che non si spiega solo con il richiamo al fascismo, o con la coltivazione delle paure, del razzismo. L’uno, il fascismo, e gli altri, la paura, il razzismo, sono la forma che questo risentimento sociale prende. Non ne sono l’origine.

Paragrafo con due effetti: 1) rinforza la percezione che il welfare state non ce lo si possa più permettere. L’Annunziata non parla assolutamente di come, nonostante la fine del Gold Standard nel 1971, l’economia neoliberista si comporti ancora come se la quantità di moneta disponibile fosse una limitata, quando non lo è. L’Annunziata non parla della superfetazione dei mercati finanziari, di fronte al fatto che gli Stati per finanziare la spesa pubblica devono pagare ingenti interessi. L’Annunziata non parla di come l‘economia dovrebbe cambiar, per ridare linfa al contratto sociale. No. L’Annunziata riduce il tutto alla constatazione che lo stato sociale sia “de facto” finito. 2) L’Annunziata rivendica un ritorno al fascismo come pericolo per la società. Alle elezioni europee Casa Pound Italia ha preso lo 0.3% ed è difficilmente pensabile che possa essere un pericolo. Piuttosto, l’Annunziata dovrebbe preoccuparsi di quello che Tremonti, nel suo libro ‘Uscita di Sicurezza’, chiama il fascismo bianco: ovvero la forma di controllo politica e sociale esercitata dai poteri finanziari. Quella si che è la forza di fascismo da denunciare e combattere.

È esattamente l’inverso di quanto si sostenga oggi fra gli europeisti, nel mondo democratico. Cedere alla tentazione di non riconoscere queste radici del successo, sminuirne la portata (come un po’ già si sta facendo in queste ore) rifugiandosi nelle fatwe ideologiche, è una sicura strada per aumentarne il tasso di efficacia.

L’Europeismo tuttavia non è del tutto battuto, e non solo perché gli rimangono in mano numeri di un potenziale governo. La indicazione più rilevante per i democratici è l’affiorare anche nelle proprie file, come a destra insomma, di una forte richiesta di cambiamento. Al crollo dei partiti tradizionali l’elettorato europeista pare opporre, con il suo voto ai verdi ad esempio, la consapevolezza dei propri limiti.

Cosa è l’europeismo di cui parla la Annunziata? L’Europa è un mezzo, non un fine. L’Europeismo dovrebbe trovare le sue radici nel desiderio di creare una società libera, socialmente giusta e democratica. L’opposto della dis-Unione Europea di oggi. Invece di parlare di pragmatismo e di “limiti”, l’Annunziata dovrebbe celebrare l’opportunità di cambiare questa dis-Unione Europea per creare qualcosa di nuovo, coeso e rispettoso della sovranità popolare- se democratica.

Questo fronte ha oggi una responsabilità che fino a pochi mesi fa gli era stata sottratta. Dentro la crisi della democrazia rappresentativa nelle maggiori democrazie del mondo, ricompare in Europa il baluardo del bipolarismo fra destra e sinistra. La scelta che questo fronte democratico deve ora fare è molto semplice – entrare con coraggio in questo nuovo scenario turbolento, non negando la forza della destra, non chiudendosi in un clima di pura resistenza, ma accettandone invece fino in fondo la sfida. Sfida che in politica significa, quando si perde, una sola cosa: capire perché il proprio avversario vince (in questo caso la destra) e andare a riconquistarne voto per voto gli elettori persi, ritornando fra i cittadini, ascoltandoli come mai prima, e riformando sé stessi prima ancora che tentare di fare le prediche a tutti gli altri.

Non vince la destra. Chi vota Salvini oggi ha votato Renzi ieri (ne conosco moltissimi). Piuttosto, vince la voce del disagio economico e della rivendicazione del bisogno di istituzioni democratiche che trasformino questa globalizzazione della finanza, nella globalizzazione dei diritti universali, dello stato sociale e dello stato di diritto. C’è bisogno di politiche che mettano i bisogni davanti gli interessi.

I prossimi anni, dentro il governo continentale di Bruxelles e nelle capitali dei vari paesi, si giocherà insomma sul filo di lana il profilo della nuova Europa. Lo scontro finale comincia solo ora.

A proposito di domande sulle ragioni della vittoria della destra, comincerei, in Italia, da quella che ci pone un piccolo luogo, uno dei simboli del fronte su cui la prima parte dello scontro fra destra e sinistra è passato nei mesi scorsi. Parliamo di Lampedusa, che ha incoronato come suo politico prescelto, senza nessun equivoco, Matteo Salvini: sull’isola degli sbarchi, visitata da organizzazioni umanitarie, attivisti, e Ong, e dal Papa, la Lega supera il 45 per cento del consenso – per capire il livello della crescita abbiamo come numero di paragone il dato dello 0,86 per cento che è quello ottenuto dalla Lega nel 2014. In termini assoluti le cifre sono però incontrovertibili. Su 1.404 votanti il Carroccio ha ottenuto 618 voti, un vero e proprio plebiscito.
Lo stesso è avvenuto in tanti luoghi simbolo dello scontro politico degli ultimi mesi – a Torre Maura, sesto municipio di Roma, l’insofferenza verso i rom (ricordate il pane calpestato?) si è tramutata in consenso elettorale: la Lega qui è al 36,8%; nella Riace del “modello Lucano”, Salvini è il più votato, con la Lega primo partito al 30,7; a Mirandola la Lega va al 41 per cento. A Melendugno, il comune del Tap della discordia, i cittadini “traditi” tolgono la fiducia ai 5 Stelle e la riversano, a sorpresa, anche qui, su Salvini, che raccoglie il 26%. A Verona, sede scelta per il discusso Congresso della Famiglia, la Lega è al 37%, mentre a Macerata, dove alla vigilia delle elezioni politiche del 2018 Luca Traini ferì a colpi di pistola dei migranti, il Carroccio conferma il boom: 41%, con il Partito Democratico lontano 20 punti. E in Val di Susa, presidio ultraradicale dei 5Stelle contro la Tav, vince ancora Salvini, così come vince a Capalbio, il favoloso luogo dell’Atene democratica.

Sono risultati che non solo mettono in discussione le opinioni politiche della sinistra, dei 5 Stelle, ma l’intera narrativa con cui ci si è opposti a Salvini: la forza degli eroi civili, e la forza delle esperienze umanitarie. Un repertorio evidentemente proiezione più di desideri che di realtà. Casi che autorizzano la più importante domanda di questo dopo elezioni: conosciamo davvero cosa significa questa svolta a destra? Al di là della ossessione con i leader e la leadership su cui la politica e i media si sono ampiamente soffermati, la verità è che la sconfitta della democrazia in occidente non solo nasce dal distacco dei cittadini, ma anche dalla loro semplice materiale, quotidiana conoscenza.
Questione di primaria rilevanza. A meno che non si possa immaginare di vivere in un cambiamento radicale senza sapere bene di cosa si tratti. Senza mettere in ballo la nostra capacità di lettura del presente. Un compito particolarmente gravoso e impegnativo per i media che, a mio parere, non hanno lavorato affatto sullo scollamento sociale. Ma la lettura del presente è anche l’unico strumento su cui fare leva per ricostruire la dinamica democratica.

Giusto. I media non hanno lavorato sullo scollamento sociale. Ma per farlo hanno bisogno di liberarsi dalla narrativa e dai suoi dogmi tra cui: l’austerity come soluzione al debito, l’idea che il debito sia costo per le future generazioni e non anche una forma di benessere (in quanto si trasforma in strade, scuole, porti, etc. etc.) ,la necessità che le banche centrali siano de facto private, etc, etc…
Riguardo al problema immigrazione, nell’articolo sembra l’autrice lo riduca a un problema di esperienza personale i.e. se le persone vivono una invasione è inutile raccontare una storia fatta di eroi umanitari. Ok, ci sta, ma la storia non finisce qui. Le persone hanno bisogno di una classe politica che abbia delle risposte; forse non complete, ma che siano delle risposte. Salvini da una soluzione alla questione immigrazione – per quanto centrata in una chiave saturnina. La sedicente sinistra, negli ultimi anni, non ha mai offerto una vera soluzione alla questione Africa. Persone come Olof Palme, ma anche come Craxi, parlavano in passato di combattere la fame nel mondo. Oggi, la sedicente sinistra, con mal celata arroganza, sembra quasi sostenere che l’unica speranza per i popoli africani è emigrare perché da soli non si salveranno mai. Ed è la sedicente sinistra che ha contribuito a creare la percezione che le “missioni umanitarie” altro non sono che strumenti di conquista. Se ci fosse una forza che con credibilità ed umanità parlasse di un piano Marshall per l’Africa, e di un piano di investimenti e di reale tutela dei processi democratici a beneficio del popolo africano, sono sicuro che molte persone prediligerebbero questo progetto a quello prevalentemente saturnino proposto dalla Lega. Gli Italiani sono un popolo umano e sensibile, ma ha hanno paura; una paura radicata nella condizione economica che vivono. Basta denigrarli denunciando i ritorni di fascismo.

Salvini è stato ripetutamente, e giustamente, insultato, irriso. Ma non è bastato a fermarne la corsa. Anzi, per certi versi è stato santificato ed esaltato dagli insulti dell’area democratica. Un perverso meccanismo di conferma che ricorda strepitosamente la lunga permanenza di Silvio Berlusconi nella politica Italiana. In sintesi, per quel che riguarda Salvini dobbiamo accettare di dirci che non ha vinto per questo o quello ma perché nel suo insieme la sua proposta politica ha parlato a vari segmenti della società che gli altri partiti, a cominciare dai 5 Stelle, hanno perso. Il suo voto costituisce una vera base nel paese, non è un potere transitorio.

Anche qui, la Annunziata parla in maniera strumentale? Non lo so. Ma sembra difficile pensare che non ricordi che lo stesso Renzi alle elezioni europee prese il 40%. Oggi la politica è veloce e le persone scoprono presto gli inganni. Qualora venissero meno alcune promesse legate alla crescita del benessere e alla riduzione delle tasse, il consenso verrebbe meno. La questione immigrazione è solo accessoria. O Salvini porterà avanti davvero le lotte economiche delle quali si è fatto bandiera – soprattutto in Europa – o perderà i consensi esattamente come Renzi.

Il che ci porta all’altro corno dell’analisi di quello che è successo in Italia. Il crollo dei 5 stelle suggerisce infatti qualche ulteriore lezione sulle correnti che attraversano questo paese. Responsabili dello sdoganamento e del rafforzamento di Salvini sul piano istituzionale, leghisti sulla sicurezza prima e antifascisti contro Salvini poi, antieuropei fino a un certo punto e poi guardiani insieme a Mattarella (dopo averne chiesto l’impeachment) in difesa dei parametri europei: la loro sconfitta attuale è la ulteriore prova, se era necessaria, che la politica intesa come puro elemento di corteggiamento del voto non paga. I cinque stelle pagano quella promessa palingenetica della “sconfitta della povertà” – i cittadini, come dicono sempre i cinque stelle non sono stupidi, sanno leggere la politica. E l’hanno letta anche quando a farla (errata) sono stati i loro stessi paladini. Insomma, anche nel caso dei 5 Stelle, l’unità di misura sono sempre e comunque gli elettori, che sembrano aver esercitato in questo voto una straordinaria forza selettiva nei confronti dei propri interessi – piacciano o meno.
Infine il Pd, che oggi ha l’onere e l’onore di essere l’unica forza politica in Italia che ha sulle spalle il compito di opposizione vera a un governo ormai cambiato di segno, e tutto spostato a destra.
Ma la sua performance in queste elezioni dobbiamo chiamarla per quel che è: un forte segno di vitalità, di resilienza, un sussulto per ritrovare un impegno da parte di molti elettori, un rifiuto della inevitabilità della deriva a destra. Ma tutto ciò è ben lontano dal costituire, anche in termini numerici, una nuova piattaforma politica, una nuova organizzazione che sia capace di recuperare il consenso che ha costruito la destra. Il Pd vive una crisi che precede il successo della destra odierno, e , persino, della crisi istituzionale della nostra democrazia. La sinistra ha bisogno di rinnovarsi, di creare una offerta politica nuova, e di trovare nuovi alleati, non ultimo in Europa. Il suo tessuto interno è molto fragile, minacciato com’è da una immanente presenza di molte figure di peso ma non necessariamente d’accordo sul cosa fare, come Renzi per dirne una, il cui orizzonte politico non è chiaro, o da una classe dirigente vecchia e molto indipendente dalle logiche di una organizzazione unitaria.
Né questa ricostruzione può essere fatta ricorrendo a tatticismi di alleanze: per dire, l’idea di un accordo fra M5s e Pd allo stato attuale sarebbe solo una precaria alleanza fra due zoppi.
Il PD è difficile possa fare opposizione. È un partito troppo sistemico e neoliberista. Il PD, come la maggior parte dei partiti della sedicente sinistra nel mondo occidentale – è stato il grimaldello per portare a termine alcune delle politiche economiche più ferocemente conservatrici dal dopoguerra. L’unico consenso che può trovare ora il PD è quello di coloro che si oppongono- per paura - alla Lega.
La strada della sinistra è oggi quella di una rinascita. È lunga, è complicata. In altri tempi si sarebbe detto che la questione della sinistra oggi ha a che fare con il suo peso non con i suoi numeri, tanto per citare un vecchio banchiere italiano. O, come direbbe Gramsci, è questione di egemonia non di alleanze.

Democrazia, stato sociale e stato di diritto, schiacciati dal neoliberismo, non sono né di destra né di sinistra. In un mondo nel quale non c’è mai stata tanta ricchezza – sia dal punto di vista monetario che produttivo – c’è bisogno di nuovi modelli politici ed economici che ridefiniscano il ruolo dello Stato e del suo rapporto con il privato.


Marco Moiso
Vicepresidente del Movimento Roosevelt
Supervisore per il Regno Unito

Comunicato stampa Movimento Roosevelt - Magaldi: europee inutili, se Zingaretti non si confronta con Salvini sull'economia. Invece il Pd demonizza la Lega, che a sua volta finora si è limitata ai proclami

Il presidente del Movimento Roosevelt: bene se ora Salvini punta su Bagnai e Rinaldi per affrontare l'emergenza dell'economia. Ma la politica italiana deve uscire dalla logica dello scontro tribale, rinunciando a demonizzare gli avversari e unendo le forze per uscire dal paradigma neoliberista Ue che ha devastato la nostra società

Come previsto, le elezioni europee si sono rivelante inutili. E per l'Italia l'assetto politico di Bruxelles potrebbe ulteriormente peggiorare le cose: Ppe e Pse si alleeranno coi Verdi (neoliberisti anche loro) o peggio ancora con gli ultra-liberisti dell'Alde, neutralizzando così l'ascesa – non determinante – dei cosiddetti sovranisti. Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt, è esplicito: "Non c'è speranza, per questo paese, senza un cambio di paradigma politico-economico". Unica luce: le dichiarazioni di Salvini, che dopo il trionfo annuncia che la Lega affronterà l'emergenza economica con lo stesso impegno finora dimostrato sull'immigrazione. "Magari fosse vero: troppe volte, alle parole, Salvini non ha saputo far seguire i fatti. A fare la differenza non sono gli atteggiamenti truci, ma l'impegno sull'economia. Grandi investimenti sul territorio, per produrre lavoro: è quello che dovrebbe fare l'Ue, se si preoccupasse della disoccupazione, del benessere dei popoli e della diminuzione delle disuguaglianze".

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L'unica via per salvare l'Europa passa per l'ascolto egli euroscettici

lp_967710210_c3820.jpgMi domando se +Europa (e sopratutto i ragazzi animati di buon cuore che la seguono) riusciranno a capire come mai le persone identificano questa Europa con un incubo piuttosto che con una opportunità.

Anche io, come disse Gioele Magaldi a Londra, sono europeista fin dentro le mutande.

Ma l’Europa di cui sono innamorato è una Europa democratica, liberale, socialmente giusta- l’opposto di questo aborto di dis-unione europea.

Chi supporta QUESTA Unione Europea tradisce i principi su cui l’Unione Europea doveva essere fondata. La prima anti europeista è Emma Bonino .

Marco Moiso
Vicepresidente del Movimento Roosevelt
Supervisore per il Regno Unito

Torniamo ad esercitare il dubbio

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Dubbio – significato della parola in generale, secondo il Dizionario filosofico del Signorelli:
“E’ uno stato di incertezza, di indecisione, in cui viene a trovarsi l’uomo per la difficoltà grave, o anche insormontabile, di giungere ad un’affermazione conclusiva, alla verità.”

Il dubbio è positivo: perché fonte di ogni ricerca e condizione di ogni conquista.

E’ uno stato che di fronte a problemi fondamentali, origina un sentimento di insoddisfazione, di inquietudine, me che poi, costituisce la forza che spinge al superamento del dubbio stesso.

Non per fede, ma per risultato della propria ricerca.

———

Il dubbio ci aiuta anche nella politica.

È vero che le forze che si definiscono oggi “europeiste” lo sono nella sostanza? O in realtà tradiscono i principi sui quali l’Europa doveva essere costruita, rendendola invisa al popolo?

È vero che le forze socialiste si occupano dell’interesse della collettività? O usano le giuste cause delle minoranze per nascondere la tutela de facto agli interessi dei pochi e dei pochissimi che invece il potere lo hanno, e dettano le regole del gioco?

È vero che il “sovranismo” è un pericolo? O la parola “sovranismo” è stata appiccicata addosso a coloro che in fondo rivendicano un sistema democratico basato sulla sovranità del popolo, per screditarli? Tutti coloro che si definiscono democratici non dovrebbero credere nella sovranità del popolo? Se non è il popolo ad essere sovrano, chi lo è?

Ai democratici importa davvero che la sovranità si compia a livello nazionale? o vogliono che si compia sempre, a livello municipale, cittadino, provinciale, regionale, nazionale e sovranazionale?
Dall’altra parte, coloro che oggi si fanno portavoce della lotta contro l’Europa maligna, saranno davvero disposti a creare un’Europa democratica? O hanno interesse in realtà nel ridimensionare ancora di più il ruolo dello Stato a vantaggio di poteri economici sovranazionali?

Quando dubitiamo della coerenza del prossimo, come nei 4 esempi di sopra, siamo noi stessi pronti ad ammettere che le persone non sono sempre consapevoli delle contraddizioni che incarnano? O tendiamo a pensare ci sia dolo e cattive intenzioni anche dove magari non ci sono?

Queste sono alcune delle domande che mi sono posto io. Domande che semplicemente mettono in discussione la narrativa proposta ogni giorno; spesso mistificata anche da falsi dibattiti e opposte opinioni, che però rinforzano questa stessa narrativa fatta di dicotomie false e strumentali.

Tu che dubbi hai?



Marco Moiso
Vicepresidente del Movimento Roosevelt
Supervisore per il Regno Unito