News dalla Presidenza

Assemblea Lombardia MR di venerdì 21 giugno 2019 a Milano

Assemblea Lombardia MR di venerdì 21 giugno 2019. Appuntamento alle ore 18 a Milano, in Via Giovanni Meli 18, Studio di Daniele Poli. Presentazione di Commissario, Vicecommissario e Direzione regionale, che illustreranno un ambizioso programma per i prossimi mesi. Parteciperà anche il Presidente MR Gioele Magaldi

 

 E’ formalmente convocata una Assemblea regionale Lombardia MR per il giorno venerdì 21 giugno 2019.

Appuntamento: a partire dalle ore 18 presso lo Studio di Daniele Poli in Via Giovanni Meli 18, Milano.

La riunione è aperta non solo ai rooseveltiani lombardi ma anche a soci MR di altri territori e a cittadini non ancora tesserati, ma interessati a far parte della comunità rooseveltiana.

 

In effetti, coloro che intendano dare un contributo ad un reale cambiamento della società italiana ed europea e farsi carico di una ulteriore crescita e armonizzazione del territorio lombardo e milanese nel suo complesso, si uniscano a noi del Movimento Roosevelt (www.movimentoroosevelt.com ),  si iscrivano a questo originale Metapartito (vai su: https://blog.movimentoroosevelt.com/iscriviti-o-rinnova.html ) e condividano cosi fattivamente i nostri valori, i nostri obiettivi e le nostre rivoluzionarie iniziative civili e politico-culturali.

 

L’Ordine del giorno dei Lavori sarà il seguente, a partire da quanto illustrato anche in https://www.movimentoroosevelt.com/news/per-dipartimento/presidenza/gianfranco-pecoraro-carpeoro-designato-commissario-mr-per-la-lombardia-e-gilberto-fumagalli-vicecommissario.html :

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Gianfranco Pecoraro (Carpeoro) designato Commissario MR per la Lombardia e Gilberto Fumagalli Vicecommissario

Ecco i membri della nuova Direzione regionale che verrà presentata all’Assemblea di venerdì 21 giugno a Milano: Luongo, Mosca, Petrocelli, Smaldone, Rustici, Lilov, Allas, Poli, Besostri, Pernetti, Valesi, Ludovico, Zanandrea

In vista di un potenziamento delle strategie politico-culturali e delle iniziative volte a consolidare ed espandere il Movimento Roosevelt in un territorio importante come quello di Milano e della Lombardia (dopo l’ottimo esito dell’evento organizzato il 3 maggio scorso dal MR in collaborazione col Comune di Milano, su cui vedi: Nel segno di Olof Palme, Carlo Rosselli, Thomas Sankara e contro la crisi globale della democrazia), l’Ufficio di Presidenza MR ha designato come Commissario straordinario per la regione Lombardia Gianfranco Pecoraro (detto anche “Carpeoro”, Consigliere di Presidenza MR) e come Vicecommissario Gilberto Fumagalli.

A coadiuvare il delicato lavoro di Commissario e Vicecommissario, una Direzione regionale Lombardia composta anzitutto da Paolo Mosca, Giovanni Smaldone, Michele Petrocelli e Roberto Luogo, tutti alti dirigenti a livello apicale del MR (Consiglieri di Presidenza) e poi anche da alcuni soci prescelti, in questo momento, in virtù di precise competenze e attitudini progettuali e realizzative: Fiorella Rustici, Zvetan Lilov, Alberto Allas, Daniele Poli, Felice Besostri, Lorenzo Pernetti, Simona Valesi, Marco Ludovico, Marco Zanandrea.

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Cosa leggo dietro l'analisi di Lucia Annunziata

Mi è arrivata, da una persona a me molto vicina, la richiesta di commentare il seguente articolo di Lucia Annunziata, pubblicato sull'Huffington Post.

https://www.huffingtonpost.it/entry/il-potere-di-salvini_it_5cec27dee4b0512156f614a0?ncid=other_email_o63gt2jcad4&utm_campaign=share_email


Sono convinto che né all'autrice né al giornale online dispiacerà che io offra la mia personale chiave di lettura sul linguaggio utilizzato dalla Annunziata; non guadagnamo da pubblicità e il riprendere il suo post altro obbiettivo non ha che spiegare come l'informazione possa spesso risultare male interpretabile.

Qualora questo fosse un problema, ce lo facciano sapere.

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Ciao XXX, sei chiaramente una persona di sensibilità progressista, preoccupata per la vittoria di Salvini (la vulgata dei media ci dice uniformemente che ci dobbiamo preoccupare) e mi hai quindi chiesto di commentare questo articolo della Annunziata.

Ci tengo quindi, paragrafo per paragrafo, a farti vedere come - volontariamente o involontariamente – vengono usati un linguaggio e delle categorie di pensiero a mio avviso manipolatorie e strumentali al sistema.

Entrerò nel merito dei “significanti” usati con un significato improprio e proverò a trasmetterti gli “occhiali del dubbio” così che anche tu in futuro possa farti delle domande quando ti troverai a leggere articoli con una bella narrativa, ma che potranno nascondere rischi di manipolazione. Ricordiamoci Socrate: “Ti esti?”.

Spero che tu non te la prenda se userò questo tuo invito a commentare l’articolo di Lucia Annunziata anche per creare un post per il blog del Movimento Roosevelt.

Scriverò i miei commenti, laddove necessario, nel testo che viene riportato in corsivo-grassetto.


Il potere di Salvini
Quello della destra non è un successo transitorio. Riace, Lampedusa, Val di Susa, Torre Maura... Il leghista vince in tutti i luoghi simbolo dello scontro politico recente. Capire la Lega per batterla

L’autrice apre parlando della vittoria della destra. Le categorie destra e sinistra sono oggi anacronistiche. Sono categorie dei secoli passati. Forse potranno tornare ad avere senso in futuro se riusciremo a ricollocare a destra e sinistra forze politiche coerenti con un pensiero ed una visione del mondo. Oggi viviamo all’interno di una ideologia molto forte e radicata: il neoliberismo. Tutti i partiti all’interno dell’arco costituzionale – a destra e a sinistra - sono partiti neoliberisti (la Lega sembra l’unico partito a fare qualche timido tentativo per uscirne, ma abbaia più che mordere). Mentre nel passato destra e sinistra potevano far riferimento a modelli sociali ed economici di riferimento diversi, oggi questa cosa non avviene. Usare le categorie destra e sinistra in questo modo equivale a creare quello che in psicologia sociale, come sai, si chiama un “in group”, da presentare contro un “out group”. Sostanzialmente, l’autrice sta creando un “noi” e un “loro”, un “buoni” (noi) e un “cattivi” (loro).

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L’Europa come è stata fin qui è arrivata alla sua penultima stazione: il sistema politico tradizionale, quello che ha tenuto insieme nel dopoguerra il vecchio continente, è in macerie. E macerie non è una parola usata tanto per esagerare. La debacle delle istituzioni è più forte proprio nei paesi che hanno costruito l’Unione, e che l’hanno guidata finora - la Germania del crollo personale e politico della Merkel, la Francia del “meraviglioso” presidente Macron durato lo spazio di un mattino, l’Inghilterra patria, come si dice sempre, di meravigliose storie democratiche, vittoriosa su Hitler, ma sconfitta poi dal capetto Nigel Farage; e l’Italia che al solito fa da anticipatore di ogni trasformazione – in questo caso può vantare di essere la nazione che per prima ha consegnato agli antieuropeisti il proprio governo.

In questo paragrafo la Annunziata ci dice correttamente che questo modello di Europa sta per finire. Ma non si ferma qui. Implicitamente, tra le righe, sembra volerci far capire che questo è un male, un tornare indietro rispetto al corso della storia. Eppure, questa dis-Unione Europea è guidata da una forte ideologia neoliberista, è controllata da lobbies, e offre una narrativa nella quale la finanza viene presentata come sovra ordinata all’economia ed in cui l’economia viene sovra ordinata alla politica e al benessere della collettività. Tra l’altro, questa dis-Unione Europea non ha una economia comune ed è casa dell’unico Parlamento al mondo senza vero potere legislativo (roba che Montesquieu si rigira nella tomba quando sente che questa Europa è un baluardo per la democrazia). L’abbandono di QUESTO tipo di dis-Unione Europea potrebbe essere una grande opportunità per creare istituzioni democratiche. Come mai questa possibilità non viene rappresentata? Come mai il cambiamento è visto sempre il luce negativa?

È vero, la destra non ha ottenuto le chiavi di Bruxelles, gli è mancata la palma della maggioranza che gli permetta di governare, ma la sua è stata una affermazione netta, solida, e, soprattutto, in crescita. Il segno più rilevante di questa forza, è il successo personale di tre leader, Le Pen, Salvini, Orban, le cui figure offrono oggi ai sovranisti un fronte pubblico che ampiamente compensa ogni frammentazione e divisione al proprio interno.

Interessante come la Annunziata ammetta che il “sovranismo” aiuti l’avvicinamento tra persone che la pensano diversamente su molte cose. Certo, è vero. Perché oggi lo scontro NON è tra destra e sinistra ma tra forza democratiche ed antidemocratiche. Ci stiamo abituando, piano piano, ad una democrazia di secondo livello dove gli amministratori pubblici non vengono eletti ma nominati o assunti (basti pensare al funzionamento delle Province o della Commissione europea). In questo contesto, la parola sovranismo viene spesso usata come dispregiativo, significante di persone nazionaliste che quasi disprezzano i processi democratici preferendo modelli più autoritari. Questo è il messaggio che passa dalla vulgata mediatico-neoliberista. La realtà è che c’è un crescente numero di persone che si rende conto della involuzione antidemocratica che sta vivendo la società occidentale. La sovranità non è un qualcosa di negativo. La sovranità del popolo è il principio base della democrazia. Il popolo dovrebbe essere sovrano a livello municipale, cittadino, provinciale, regionale, nazionale e sovranazionale. Se non è il popolo ad essere sovrano, chi lo dovrebbe essere? L’etichetta “sovranismo” altro non è che uno strumento per screditare chi lamenta un deficit democratico, anche a causa di una globalizzazione che a partire dall’accordo di Marrakesh del 1994 ha globalizzato il commercio e le transazioni finanziarie senza creare organi giuridici sovranazionali in grado di tutelare gli interessi dei popoli. Ora, all’interno delle forze etichettate come sovraniste, è chiaro che ci sono posizioni che SONO in effetti nazionaliste e autoritarie, ma l’usare l’etichetta “sovranisti” rimane strumentale a denigrare chi lamenta un deficit di democrazia.

Questo mondo della destra europea, come già successo con quella americana di Trump, vince perché intercetta la nuova rottura fra classi, la fine del contratto sociale di mutua collaborazione insito nel welfare del dopoguerra, il distacco della connessione fra i dimenticati e gli attivi del nostro mondo. È un successo che non si spiega solo con il richiamo al fascismo, o con la coltivazione delle paure, del razzismo. L’uno, il fascismo, e gli altri, la paura, il razzismo, sono la forma che questo risentimento sociale prende. Non ne sono l’origine.

Paragrafo con due effetti: 1) rinforza la percezione che il welfare state non ce lo si possa più permettere. L’Annunziata non parla assolutamente di come, nonostante la fine del Gold Standard nel 1971, l’economia neoliberista si comporti ancora come se la quantità di moneta disponibile fosse una limitata, quando non lo è. L’Annunziata non parla della superfetazione dei mercati finanziari, di fronte al fatto che gli Stati per finanziare la spesa pubblica devono pagare ingenti interessi. L’Annunziata non parla di come l‘economia dovrebbe cambiar, per ridare linfa al contratto sociale. No. L’Annunziata riduce il tutto alla constatazione che lo stato sociale sia “de facto” finito. 2) L’Annunziata rivendica un ritorno al fascismo come pericolo per la società. Alle elezioni europee Casa Pound Italia ha preso lo 0.3% ed è difficilmente pensabile che possa essere un pericolo. Piuttosto, l’Annunziata dovrebbe preoccuparsi di quello che Tremonti, nel suo libro ‘Uscita di Sicurezza’, chiama il fascismo bianco: ovvero la forma di controllo politica e sociale esercitata dai poteri finanziari. Quella si che è la forza di fascismo da denunciare e combattere.

È esattamente l’inverso di quanto si sostenga oggi fra gli europeisti, nel mondo democratico. Cedere alla tentazione di non riconoscere queste radici del successo, sminuirne la portata (come un po’ già si sta facendo in queste ore) rifugiandosi nelle fatwe ideologiche, è una sicura strada per aumentarne il tasso di efficacia.

L’Europeismo tuttavia non è del tutto battuto, e non solo perché gli rimangono in mano numeri di un potenziale governo. La indicazione più rilevante per i democratici è l’affiorare anche nelle proprie file, come a destra insomma, di una forte richiesta di cambiamento. Al crollo dei partiti tradizionali l’elettorato europeista pare opporre, con il suo voto ai verdi ad esempio, la consapevolezza dei propri limiti.

Cosa è l’europeismo di cui parla la Annunziata? L’Europa è un mezzo, non un fine. L’Europeismo dovrebbe trovare le sue radici nel desiderio di creare una società libera, socialmente giusta e democratica. L’opposto della dis-Unione Europea di oggi. Invece di parlare di pragmatismo e di “limiti”, l’Annunziata dovrebbe celebrare l’opportunità di cambiare questa dis-Unione Europea per creare qualcosa di nuovo, coeso e rispettoso della sovranità popolare- se democratica.

Questo fronte ha oggi una responsabilità che fino a pochi mesi fa gli era stata sottratta. Dentro la crisi della democrazia rappresentativa nelle maggiori democrazie del mondo, ricompare in Europa il baluardo del bipolarismo fra destra e sinistra. La scelta che questo fronte democratico deve ora fare è molto semplice – entrare con coraggio in questo nuovo scenario turbolento, non negando la forza della destra, non chiudendosi in un clima di pura resistenza, ma accettandone invece fino in fondo la sfida. Sfida che in politica significa, quando si perde, una sola cosa: capire perché il proprio avversario vince (in questo caso la destra) e andare a riconquistarne voto per voto gli elettori persi, ritornando fra i cittadini, ascoltandoli come mai prima, e riformando sé stessi prima ancora che tentare di fare le prediche a tutti gli altri.

Non vince la destra. Chi vota Salvini oggi ha votato Renzi ieri (ne conosco moltissimi). Piuttosto, vince la voce del disagio economico e della rivendicazione del bisogno di istituzioni democratiche che trasformino questa globalizzazione della finanza, nella globalizzazione dei diritti universali, dello stato sociale e dello stato di diritto. C’è bisogno di politiche che mettano i bisogni davanti gli interessi.

I prossimi anni, dentro il governo continentale di Bruxelles e nelle capitali dei vari paesi, si giocherà insomma sul filo di lana il profilo della nuova Europa. Lo scontro finale comincia solo ora.

A proposito di domande sulle ragioni della vittoria della destra, comincerei, in Italia, da quella che ci pone un piccolo luogo, uno dei simboli del fronte su cui la prima parte dello scontro fra destra e sinistra è passato nei mesi scorsi. Parliamo di Lampedusa, che ha incoronato come suo politico prescelto, senza nessun equivoco, Matteo Salvini: sull’isola degli sbarchi, visitata da organizzazioni umanitarie, attivisti, e Ong, e dal Papa, la Lega supera il 45 per cento del consenso – per capire il livello della crescita abbiamo come numero di paragone il dato dello 0,86 per cento che è quello ottenuto dalla Lega nel 2014. In termini assoluti le cifre sono però incontrovertibili. Su 1.404 votanti il Carroccio ha ottenuto 618 voti, un vero e proprio plebiscito.
Lo stesso è avvenuto in tanti luoghi simbolo dello scontro politico degli ultimi mesi – a Torre Maura, sesto municipio di Roma, l’insofferenza verso i rom (ricordate il pane calpestato?) si è tramutata in consenso elettorale: la Lega qui è al 36,8%; nella Riace del “modello Lucano”, Salvini è il più votato, con la Lega primo partito al 30,7; a Mirandola la Lega va al 41 per cento. A Melendugno, il comune del Tap della discordia, i cittadini “traditi” tolgono la fiducia ai 5 Stelle e la riversano, a sorpresa, anche qui, su Salvini, che raccoglie il 26%. A Verona, sede scelta per il discusso Congresso della Famiglia, la Lega è al 37%, mentre a Macerata, dove alla vigilia delle elezioni politiche del 2018 Luca Traini ferì a colpi di pistola dei migranti, il Carroccio conferma il boom: 41%, con il Partito Democratico lontano 20 punti. E in Val di Susa, presidio ultraradicale dei 5Stelle contro la Tav, vince ancora Salvini, così come vince a Capalbio, il favoloso luogo dell’Atene democratica.

Sono risultati che non solo mettono in discussione le opinioni politiche della sinistra, dei 5 Stelle, ma l’intera narrativa con cui ci si è opposti a Salvini: la forza degli eroi civili, e la forza delle esperienze umanitarie. Un repertorio evidentemente proiezione più di desideri che di realtà. Casi che autorizzano la più importante domanda di questo dopo elezioni: conosciamo davvero cosa significa questa svolta a destra? Al di là della ossessione con i leader e la leadership su cui la politica e i media si sono ampiamente soffermati, la verità è che la sconfitta della democrazia in occidente non solo nasce dal distacco dei cittadini, ma anche dalla loro semplice materiale, quotidiana conoscenza.
Questione di primaria rilevanza. A meno che non si possa immaginare di vivere in un cambiamento radicale senza sapere bene di cosa si tratti. Senza mettere in ballo la nostra capacità di lettura del presente. Un compito particolarmente gravoso e impegnativo per i media che, a mio parere, non hanno lavorato affatto sullo scollamento sociale. Ma la lettura del presente è anche l’unico strumento su cui fare leva per ricostruire la dinamica democratica.

Giusto. I media non hanno lavorato sullo scollamento sociale. Ma per farlo hanno bisogno di liberarsi dalla narrativa e dai suoi dogmi tra cui: l’austerity come soluzione al debito, l’idea che il debito sia costo per le future generazioni e non anche una forma di benessere (in quanto si trasforma in strade, scuole, porti, etc. etc.) ,la necessità che le banche centrali siano de facto private, etc, etc…
Riguardo al problema immigrazione, nell’articolo sembra l’autrice lo riduca a un problema di esperienza personale i.e. se le persone vivono una invasione è inutile raccontare una storia fatta di eroi umanitari. Ok, ci sta, ma la storia non finisce qui. Le persone hanno bisogno di una classe politica che abbia delle risposte; forse non complete, ma che siano delle risposte. Salvini da una soluzione alla questione immigrazione – per quanto centrata in una chiave saturnina. La sedicente sinistra, negli ultimi anni, non ha mai offerto una vera soluzione alla questione Africa. Persone come Olof Palme, ma anche come Craxi, parlavano in passato di combattere la fame nel mondo. Oggi, la sedicente sinistra, con mal celata arroganza, sembra quasi sostenere che l’unica speranza per i popoli africani è emigrare perché da soli non si salveranno mai. Ed è la sedicente sinistra che ha contribuito a creare la percezione che le “missioni umanitarie” altro non sono che strumenti di conquista. Se ci fosse una forza che con credibilità ed umanità parlasse di un piano Marshall per l’Africa, e di un piano di investimenti e di reale tutela dei processi democratici a beneficio del popolo africano, sono sicuro che molte persone prediligerebbero questo progetto a quello prevalentemente saturnino proposto dalla Lega. Gli Italiani sono un popolo umano e sensibile, ma ha hanno paura; una paura radicata nella condizione economica che vivono. Basta denigrarli denunciando i ritorni di fascismo.

Salvini è stato ripetutamente, e giustamente, insultato, irriso. Ma non è bastato a fermarne la corsa. Anzi, per certi versi è stato santificato ed esaltato dagli insulti dell’area democratica. Un perverso meccanismo di conferma che ricorda strepitosamente la lunga permanenza di Silvio Berlusconi nella politica Italiana. In sintesi, per quel che riguarda Salvini dobbiamo accettare di dirci che non ha vinto per questo o quello ma perché nel suo insieme la sua proposta politica ha parlato a vari segmenti della società che gli altri partiti, a cominciare dai 5 Stelle, hanno perso. Il suo voto costituisce una vera base nel paese, non è un potere transitorio.

Anche qui, la Annunziata parla in maniera strumentale? Non lo so. Ma sembra difficile pensare che non ricordi che lo stesso Renzi alle elezioni europee prese il 40%. Oggi la politica è veloce e le persone scoprono presto gli inganni. Qualora venissero meno alcune promesse legate alla crescita del benessere e alla riduzione delle tasse, il consenso verrebbe meno. La questione immigrazione è solo accessoria. O Salvini porterà avanti davvero le lotte economiche delle quali si è fatto bandiera – soprattutto in Europa – o perderà i consensi esattamente come Renzi.

Il che ci porta all’altro corno dell’analisi di quello che è successo in Italia. Il crollo dei 5 stelle suggerisce infatti qualche ulteriore lezione sulle correnti che attraversano questo paese. Responsabili dello sdoganamento e del rafforzamento di Salvini sul piano istituzionale, leghisti sulla sicurezza prima e antifascisti contro Salvini poi, antieuropei fino a un certo punto e poi guardiani insieme a Mattarella (dopo averne chiesto l’impeachment) in difesa dei parametri europei: la loro sconfitta attuale è la ulteriore prova, se era necessaria, che la politica intesa come puro elemento di corteggiamento del voto non paga. I cinque stelle pagano quella promessa palingenetica della “sconfitta della povertà” – i cittadini, come dicono sempre i cinque stelle non sono stupidi, sanno leggere la politica. E l’hanno letta anche quando a farla (errata) sono stati i loro stessi paladini. Insomma, anche nel caso dei 5 Stelle, l’unità di misura sono sempre e comunque gli elettori, che sembrano aver esercitato in questo voto una straordinaria forza selettiva nei confronti dei propri interessi – piacciano o meno.
Infine il Pd, che oggi ha l’onere e l’onore di essere l’unica forza politica in Italia che ha sulle spalle il compito di opposizione vera a un governo ormai cambiato di segno, e tutto spostato a destra.
Ma la sua performance in queste elezioni dobbiamo chiamarla per quel che è: un forte segno di vitalità, di resilienza, un sussulto per ritrovare un impegno da parte di molti elettori, un rifiuto della inevitabilità della deriva a destra. Ma tutto ciò è ben lontano dal costituire, anche in termini numerici, una nuova piattaforma politica, una nuova organizzazione che sia capace di recuperare il consenso che ha costruito la destra. Il Pd vive una crisi che precede il successo della destra odierno, e , persino, della crisi istituzionale della nostra democrazia. La sinistra ha bisogno di rinnovarsi, di creare una offerta politica nuova, e di trovare nuovi alleati, non ultimo in Europa. Il suo tessuto interno è molto fragile, minacciato com’è da una immanente presenza di molte figure di peso ma non necessariamente d’accordo sul cosa fare, come Renzi per dirne una, il cui orizzonte politico non è chiaro, o da una classe dirigente vecchia e molto indipendente dalle logiche di una organizzazione unitaria.
Né questa ricostruzione può essere fatta ricorrendo a tatticismi di alleanze: per dire, l’idea di un accordo fra M5s e Pd allo stato attuale sarebbe solo una precaria alleanza fra due zoppi.
Il PD è difficile possa fare opposizione. È un partito troppo sistemico e neoliberista. Il PD, come la maggior parte dei partiti della sedicente sinistra nel mondo occidentale – è stato il grimaldello per portare a termine alcune delle politiche economiche più ferocemente conservatrici dal dopoguerra. L’unico consenso che può trovare ora il PD è quello di coloro che si oppongono- per paura - alla Lega.
La strada della sinistra è oggi quella di una rinascita. È lunga, è complicata. In altri tempi si sarebbe detto che la questione della sinistra oggi ha a che fare con il suo peso non con i suoi numeri, tanto per citare un vecchio banchiere italiano. O, come direbbe Gramsci, è questione di egemonia non di alleanze.

Democrazia, stato sociale e stato di diritto, schiacciati dal neoliberismo, non sono né di destra né di sinistra. In un mondo nel quale non c’è mai stata tanta ricchezza – sia dal punto di vista monetario che produttivo – c’è bisogno di nuovi modelli politici ed economici che ridefiniscano il ruolo dello Stato e del suo rapporto con il privato.


Marco Moiso
Vicepresidente del Movimento Roosevelt
Supervisore per il Regno Unito

L'unica via per salvare l'Europa passa per l'ascolto egli euroscettici

lp_967710210_c3820.jpgMi domando se +Europa (e sopratutto i ragazzi animati di buon cuore che la seguono) riusciranno a capire come mai le persone identificano questa Europa con un incubo piuttosto che con una opportunità.

Anche io, come disse Gioele Magaldi a Londra, sono europeista fin dentro le mutande.

Ma l’Europa di cui sono innamorato è una Europa democratica, liberale, socialmente giusta- l’opposto di questo aborto di dis-unione europea.

Chi supporta QUESTA Unione Europea tradisce i principi su cui l’Unione Europea doveva essere fondata. La prima anti europeista è Emma Bonino .

Marco Moiso
Vicepresidente del Movimento Roosevelt
Supervisore per il Regno Unito

Torniamo ad esercitare il dubbio

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Dubbio – significato della parola in generale, secondo il Dizionario filosofico del Signorelli:
“E’ uno stato di incertezza, di indecisione, in cui viene a trovarsi l’uomo per la difficoltà grave, o anche insormontabile, di giungere ad un’affermazione conclusiva, alla verità.”

Il dubbio è positivo: perché fonte di ogni ricerca e condizione di ogni conquista.

E’ uno stato che di fronte a problemi fondamentali, origina un sentimento di insoddisfazione, di inquietudine, me che poi, costituisce la forza che spinge al superamento del dubbio stesso.

Non per fede, ma per risultato della propria ricerca.

———

Il dubbio ci aiuta anche nella politica.

È vero che le forze che si definiscono oggi “europeiste” lo sono nella sostanza? O in realtà tradiscono i principi sui quali l’Europa doveva essere costruita, rendendola invisa al popolo?

È vero che le forze socialiste si occupano dell’interesse della collettività? O usano le giuste cause delle minoranze per nascondere la tutela de facto agli interessi dei pochi e dei pochissimi che invece il potere lo hanno, e dettano le regole del gioco?

È vero che il “sovranismo” è un pericolo? O la parola “sovranismo” è stata appiccicata addosso a coloro che in fondo rivendicano un sistema democratico basato sulla sovranità del popolo, per screditarli? Tutti coloro che si definiscono democratici non dovrebbero credere nella sovranità del popolo? Se non è il popolo ad essere sovrano, chi lo è?

Ai democratici importa davvero che la sovranità si compia a livello nazionale? o vogliono che si compia sempre, a livello municipale, cittadino, provinciale, regionale, nazionale e sovranazionale?
Dall’altra parte, coloro che oggi si fanno portavoce della lotta contro l’Europa maligna, saranno davvero disposti a creare un’Europa democratica? O hanno interesse in realtà nel ridimensionare ancora di più il ruolo dello Stato a vantaggio di poteri economici sovranazionali?

Quando dubitiamo della coerenza del prossimo, come nei 4 esempi di sopra, siamo noi stessi pronti ad ammettere che le persone non sono sempre consapevoli delle contraddizioni che incarnano? O tendiamo a pensare ci sia dolo e cattive intenzioni anche dove magari non ci sono?

Queste sono alcune delle domande che mi sono posto io. Domande che semplicemente mettono in discussione la narrativa proposta ogni giorno; spesso mistificata anche da falsi dibattiti e opposte opinioni, che però rinforzano questa stessa narrativa fatta di dicotomie false e strumentali.

Tu che dubbi hai?



Marco Moiso
Vicepresidente del Movimento Roosevelt
Supervisore per il Regno Unito

Consigli della Presidenza MR a Lega, PD, M5S e altri partiti

Consigli della Presidenza MR a Lega, PD, M5S e agli altri partiti e movimenti politici italiani ed europei sull’agenda post elezioni europee 2019

 

 

Invitiamo all’ascolto di

https://www.youtube.com/watch?v=TfGyUPdBKEs

integrato da queste riflessioni:

“Il voto europeo di ieri non cambierà gli equilibri politici continentali all’insegna della post-democrazia e dell’austerity, anzi potenzialmente può peggiorarli, con la crescita di istanze neoliberiste presenti sia nell’ALDE che nel raggruppamento dei VERDI (che hanno però anche progetti di segno diverso), entrambi (insieme o in alternativa) determinanti per rappresentare una maggioranza nel Parlamento di Strasburgo e designare Presidente e membri della Commissione europea. In Italia, si consiglia a Matteo Salvini di non inebriarsi troppo per la “bolla politica” (poco oltre il 34%) della Lega e di iniziare a “fare sul serio su questioni sostanziali come massicci investimenti pubblici strategici per la modernizzazione di infrastrutture e trasporti, per la gestione del territorio e dell’ambiente, a favore dell’occupazione e per l’abbassamento drastico delle tasse”, rammentando che alle Elezioni europee 2014 il PD di Matteo Renzi ottenne il 40,8%...per poi precipitare al 19% nelle Elezioni italiane del 2018…”

REDAZIONE MOVIMENTO ROOSEVELT (www.movimentoroosevelt.com )

( Articolo del 27 maggio 2019 )

Di che vi lamentate? Per la coerenza bisognerà aspettare

Ci saranno molti delusi dei risultati elettorali che, dall’altezza della loro superiorità morale e presunta cultura, si lamenteranno del risultato attribuendolo alla presunta ignoranza del popolino italiano... 

Che atteggiamento “aristocratico”.

La sedicente sinistra ha smesso di essere la forza dei deboli quando ha voluto smettere di capirli. È così che la sedicente sinistra è diventala la forza dei conservatori- per lo meno riguardo le questioni economiche. Non puoi giocare a fare il “progressista” e poi anteporre la finanza alle condizioni di vita del popolo che ti deve votare.

D’altronde, poche sono le soluzioni coerenti nella lotta al neoliberismo e a favore di una società giusta ed equa dove l’economia sia al servizio dei cittadini e dove a questi vengono riconosciuti i propri diritti, oltre che i propri doveri.

Sono davvero poche queste realtà... e non si può contare sugli attuali partiti.

Nei giorni scorsi ho ricevuto lamentale da parte del popolo progressista (quello vero, non i loro rappresentanti) lamentandosi per l’appoggio alla Lega, considerata come antidemocratica, reazionaria etc

Ho anche ricevuto lamentele da quella parte dell’elettorato che bene si rende conto del deficit di democrazia che viviamo, e che magari vota Lega, lamentandosi dell’appoggio a +Europa in quanto partito in mano alla tecnocrazia e antidemocratico.

Il Movimento Roosevelt non ha appoggiato nessun partito, né della sedicente destra né della sedicente sinistra. Abbiamo dato fiducia a persone; singole persone che potranno fare bene, secondo le loro competenze, alla traiettoria rooseveltiana.

La cosa bella del Movimento Roosevet è che da noi si riuniscono persone con valori simili (democrazia, giustizia sociale, libertà) e che però riconducono quei valori a percorsi e partiti diversi, incoerenti al loro stesso interno, e quindi vulnerabili alle stesse critiche, da una parte e dell’altra.

Per la coerenza bisognerà aspettare il www.ilpartitocheserveallitalia.it.

Marco Moiso
Vicepresidente MR
Supervisore per il Regno Unito

Alle europee sosteniamo Rinaldi e Hopps (Lega), Pacente (Pd), Gottarelli (Popolari per l'Italia) Schipani (+Europa), Pacente (Pd) e Pedà (Forza Italia), mentre Roberto Alice (M5S) è il candidato rooseveltiano alle elezioni regionali in Piemonte

img Candidati Europee FB def 02 98d4cCari amici,
invitiamo coloro che credono nella traiettoria del Movimento Roosevelt a dare la preferenza, a scelta, a 6 diversi candidati alle elezioni europee del 26 maggio, schierati con partiti diversi – dal Pd alla Lega, da +Europa a Forza Italia.

Due sono i candidati leghisti per le europee: Antonio Maria Rinaldi (circoscrizione Italia Centrale) e Maricò Hopps, (circoscrizione Italia Insulare). Se sarà eletto a Strasburgo, Rinaldi – economista keynesiano vicino al Movimento Roosevelt – si batterà per trasformare la BCE in una vera banca centrale, capace di finanziare gli Stati in modo adeguato. L'obiettivo (scardinare il paradigma neoliberista del rigore, responsabile dell'attuale crisi) è pienamente condiviso da Maricò Hopps, candidata sempre dalla Lega nella circoscrizione Italia Insulare.

E' invece candidata con +Europa (nella circoscrizione Italia Centrale) la socia rooseveltiana Stefania Schipani, convinta che tecnocrazia di Bruxelles vada profondamente riformata, in senso democratico e federalista, per poter dare più forza all'Europa e quindi all'Italia. Nel ruolo dell'Europa crede profondamente Carmine Pacente, candidato per il Pd nella circoscrizione Italia Nord-Occidentale, già sostenuto dal Movimento Roosevelt al Comune di Milano. Altro candidato con un chiaro background rooseveltiano è Giuseppe Pedà, già eletto sindaco di Gioia Tauro con il determinante contributo del Movimento Roosevelt, ora candidato alle europee con Forza Italia nella circoscrizione Italia Meridionale. Il Movimento Roosevelt segnala e sostiene anche la candidatura del medico Paolo Gottarelli (Popolari per l'Italia, circoscrizione Italia Nord-Orientale), impegnato a promuovere il recupero della sovranità democratica anche mediante l'emissione di moneta parallela.

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Candidati rooseveltiani alle Elezioni europee e per la Regione Piemonte

Candidati rooseveltiani alle Elezioni europee (Stefania Schipani, Antonio Maria Rinaldi, Paolo Gottarelli, Maricò Hopps, Giuseppe Pedà, Carmine Pacente) e per la Regione Piemonte (Roberto Alice)

 

 

Invitiamo sia i soci rooseveltiani che cittadine e cittadini simpatizzanti e attenti alla traiettoria metapartica, politico-pedagogica e culturale del MR a tenere nel debito conto le indicazioni sul voto europeo e piemontese contenute in questo video (che ha anche altri interessanti contenuti a proposito delle dimissioni della Segretaria Generale MR Patrizia Scanu):

https://www.youtube.com/watch?v=Xwt2SZVtTzg

Sulla coerenza del metodo trasversale rooseveltiano, si veda anche

https://www.youtube.com/watch?v=d0qwIiVh6RM

Riassumendo:

vengono proposte come persone cui dare il voto di preferenza in queste Elezioni europee i seguenti candidati: 1) STEFANIA SCHIPANI per la Circoscrizione elettorale CENTRO, cioè Lazio, Umbria, Toscana e Marche (candidata in + Europa con idee politico-economiche alternative al Neoliberismo e ispirate al Socialismo liberale). La SCHIPANI è una candidata adattissima da votare nel Centro Italia per quei rooseveltiani che abbiano simpatie di “centrosinistra” 2) ANTONIO MARIA RINALDI per la Circoscrizione elettorale CENTRO – Lazio, Umbria, Toscana e Marche- RINALDI è un economista postkeynesiano inserito nelle liste della Lega ed è un amico del MR, con cui, sia in sede italiana che europea, intende portare avanti diversi progetti politico-culturali ed economici “trasversali” 3) PAOLO GOTTARELLI, per la Circoscrizione NORD-EST (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia-Giulia, Emilia-Romagna) GOTTARELLI è un candidato nelle liste dei Popolari per l’Italia indicato all’attenzione del MR dal Vicepresidente del Movimento Nino Galloni 4) MARICO’ HOPPS è candidata nella Circoscrizione ISOLE (Sicilia e Sardegna) nelle liste della Lega ed è stata segnalata alla Presidenza MR dal Dirigente rooseveltiano Liborio Signorelli 5) GIUSEPPE PEDA’ è candidato nella Circoscrizione SUD (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria) nelle liste di Forza Italia, è stato socio fondatore del Movimento Roosevelt e primo Sindaco rooseveltiano (di Gioia Tauro). In favore di PEDA’ si è molto spesa Lucia Toto, Capo di Gabinetto della Presidenza MR che, con diversi rooseveltiani meridionali, ha partecipato attivamente alla sua campagna elettorale 6) CARMINE PACENTE è candidato nelle liste del PD (Partito Democratico)-Siamo europei nella Circoscrizione NORD-OVEST (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia). PACENTE è stato già sostenuto dal Movimento Roosevelt, che nel 2016 ha contribuito significativamente alla sua elezione come Consigliere comunale di Milano e alla sua designazione come Presidente della Commissione “Affari internazionali, post Expo e politiche europee”. In favore della candidatura di PACENTE si è speso particolarmente Michele Petrocelli, Consigliere di Presidenza MR.

La Presidenza MR invita inoltre i cittadini di Torino e provincia a dare il voto di preferenza a ROBERTO ALICE, candidato Consigliere regionale del Piemonte nelle Liste del Movimento 5 Stelle (M5S) e autorevole membro del Consiglio di Presidenza del Movimento Roosevelt.

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La Presidenza MR consiglia di votare Diego Fusaro come Sindaco di Gioia Tauro

La Presidenza MR consiglia di votare Diego Fusaro come Sindaco di Gioia Tauro pur con molte riserve sulla sua Weltanschauung comunitarista

 

 

Invitiamo alla visione di:

https://www.youtube.com/watch?v=Hi0PryGufPI&feature=youtu.be&fbclid=IwAR1geOer83hzEeVO3b8OaLSaUXM1JnORhs9TLnsoaAxEY4kA9iBwrG2thPU

e a meditare ed agire di conseguenza.

PRESIDENZA MOVIMENTO ROOSEVELT (www.movimentoroosevelt.com )

( Articolo del 26 maggio 2019 )

Sosteniamo il rooseveltiano Roberto Alice, candidato alle elezioni regionali in Piemonte con il M5S

Alice 02 444b9Cari amici,
invitiamo coloro che credono nella traiettoria del Movimento Roosevelt a dare la preferenza a Roberto Alice, candidato con il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni regionali piemontesi del 26 maggio (circoscrizione Torino e provincia).

Dirigente del Movimento Roosevelt (membro del Consiglio di Presidenza), Roberto è una colonna portante del nostro movimento anche in Piemonte, dove lo scorso 15 marzo ha promosso con grande impegno l'affollata conferenza sull'economia con Nino Galloni, a Torino.

Collaboratore di "Scenari Economici" e appassionato studioso di economia e finanza, Roberto è un progettista hardware nel settore dell'elettronica per le telecomunicazioni. Vive la militanza nel Movimento 5 Stelle come impegno civico, da semplice cittadino che si mette a disposizione della comunità.

Per questo è candidato alla Regione Piemonte, un ente nel quale intende apportare la sua visione "rooseveltiana" in termini di buona amministrazione e assoluta trasparenza, per una politica più democratica, più vicina ai cittadini e più rispettosa dell'ambiente.

Roberto Alice crede nel recupero della sovranità democratica, a partire da istituzioni come la Regione – a metà strada fra i Comuni, lo Stato e l'Unione Europea – dove i cittadini devono poter contare, nelle decisioni.

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Sosteniamo l'economista keynesiano Antonio Maria Rinaldi, candidato con la Lega alle elezioni europee (Italia centrale)

Rinaldi 02 3ec28Cari amici,
invitiamo coloro che credono nella traiettoria del Movimento Roosevelt (e che hanno delle simpatie per la Lega) a dare la preferenza ad Antonio Maria Rinaldi, alle prossime elezioni europee del 26 maggio. Rinaldi è candidato con la Lega nella circoscrizione Italia Centrale (Lazio, Marche, Umbria e Toscana).

Antonio Maria Rinaldi è una persona con cui abbiamo costanti rapporti, e che spesso ha parlato dei cambiamenti di carattere monetario ed economico che devono avvenire in Europa. Questa Disunione Europea sembra occuparsi più degli interessi dei grandi gruppi finanziari che di quelli dei popoli europei, e c'è davvero molto da cambiare.

Il modello economico-finanziario imposto da questa Europa – dice Rinaldi – pretende stabilità dei prezzi per esercitare «un controllo quasi fobico sull'inflazione», e impone il massimo rigore nei conti pubblici fino a raggiungere il pareggio di bilancio.

Rinaldi è un economista keynesiano, e quindi si oppone alla politica degli apparati di Bruxelles e della stessa BCE.

Come candidato al Parlamento Europeo, oggi Rinaldi chiede che la BCE adotti uno statuto che finalmente la trasformi in una vera banca centrale, e la renda "prestatrice di ultima istanza": gli Stati – dice – devono poter essere finanziati alla bisogna, anche intervenendo sul mercato primario (cosa che oggi la Bce non può fare, per regolamento). In altre parole: è ora che la Bce si comporti come la Fed, la Banca del Giappone e la Banca d'Inghilterra.

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Sosteniamo la rooseveltiana Stefania Schipani, candidata alle elezioni europee con +Europa

Schipani 02 b04c3Cari amici,
invitiamo coloro che credono nella traiettoria del Movimento Roosevelt (e hanno simpatia per +Europa) a dare la preferenza a Stefania Schipani, alle prossime elezioni europee del 26 maggio. Socia rooseveltiana, Stefania è candidata nella formazione politica di Emma Bonino nella circoscrizione Italia Centrale (Lazio, Marche, Umbria e Toscana).

Laureata, due dottorati di ricerca (finanza e contabilità pubblica, economia dell'ambiente e sviluppo sostenibile), Stefania è calabrese d'origine ma vive a Roma da molto tempo. E' impegnata nella creazione di reti associative per accedere ai fondi europei a nostra disposizione, che spesso in Italia restano purtroppo inutilizzati.

La sua candidatura alle europee nasce dal desiderio di contribuire a rinnovare la nostra classe dirigente, con l'apporto di persone competenti, provenienti dal mondo delle professioni. La sua campagna elettorale è stata all'insegna dell'impegno sociale, affrontando temi come il disagio abitativo e la mancanza di futuro per i giovani, a partire dai neolaureati costretti a emigrare all'estero.

"C'è voglia di cambiare, esprimendo la propria libertà di pensiero", dice Stefania, secondo cui c'è bisogno di "più Europa". "Da sola, l'Italia sarebbe poca cosa, a livello geopolitico – e la stessa Germania scomparirebbe, da sola, di fronte a un colosso come la Cina. Insieme, invece, l'Europa può giocare sul mercato globale puntando sulla qualità di cui è portatrice".

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Sosteniamo Rinaldi (Lega) e Schipani (+Europa) alle europee, insieme a Roberto Alice (M5S) alle elezioni regionali in Piemonte

img Candidati Europee FB 03 f1d26Ciao,
poiché credi nella traiettoria del Movimento Roosevelt, ti invitiamo a dare la preferenza, a scelta, a due diversi candidati alle Elezioni europee di domenica prossima 26 maggio, Antonio Maria Rinaldi e la rooseveltiana Stefania Schipani, nonché al dirigente rooseveltiano Roberto Alice, candidato alle Elezioni regionali in Piemonte (nella circoscrizione Torino e provincia).

Economista keynesiano vicino al Movimento Roosevelt, Antonio Maria Rinaldi è candidato con la Lega nella circoscrizione elettorale Italia Centrale (Lazio, Marche, Umbria e Toscana). Se sarà eletto a Strasburgo si batterà per trasformare la BCE in una vera banca centrale, capace di finanziare gli Stati in modo adeguato, scardinando in tal modo il paradigma neoliberista del rigore, responsabile dell'attuale crisi.

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Assemblea Generale MR del 18-19 maggio 2019: comunicato finale sull'ordine dei lavori

Chi vuole combattere per la democrazia sostanziale e la giustizia sociale ed essere degno di eroi come Carlo Rosselli, Olof Palme e Thomas Sankara? Chi ha ben compreso le parole ispirate di Zvetan Lilov, brillante Direttore dell'Ufficio formazione civica e divulgazione del Movimento Roosevelt?

Chi ha ben compreso il senso dell'intervento sottostante
versione scritta di ciò che Lilov ha pronunciato nel corso dell'Evento MR del 3 maggio 2019 a Milano (su cui vedi Nel segno di Olof Palme, Carlo Rosselli, Thomas Sankara e contro la crisi globale della democrazia) è invitato anzitutto a far iscrivere familiari, amici, colleghi e conoscenti al metapartitico MR (iscriviti o rinnova) e a partecipare ai lavori dell'Assemblea Generale MR di domani, sabato 18 maggio 2019, dalle ore 9:00 in poi (sino a sera) presso l'Istituto Sant'Orsola di Via Livorno 50/a, zona Piazza Bologna, Roma.

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Assemblea Generale MR del 18-19 maggio 2019: Terza tappa della Rivoluzione rooseveltiana.

Comunicato del 13 maggio 2019. Rivoluzione rooseveltiana. La Terza tappa. Assemblea Generale del 18 maggio 2019 a Roma

 

 Informiamo tutti i soci MR che, a perfezionamento di quanto indicato in

https://www.movimentoroosevelt.com/news/per-dipartimento/presidenza/assemblea-generale-del-movimento-roosevelt-sabato-18-maggio-e-domenica-19-maggio-2019-a-roma.html

l’attuale Presidenza ha deciso di offrire più tempo alla comunità rooseveltiana sia per far emergere eventuali candidature alla carica di Presidente del Movimento (soggetta a rinnovo), sia per condividere un collettivo momento di riflessione in merito a quali riforme operare sullo Statuto vigente, cosi da renderlo più adeguato alle grandi sfide che attendono il MR nei prossimi mesi.

E dunque invitiamo tutti i soci MR a partecipare alla

RIVOLUZIONE ROOSEVELTIANA. LA TERZA TAPPA. ASSEMBLEA GENERALE DI SABATO 18 E DOMENICA 19 MAGGIO 2019 A ROMA.

Dopo la prima tappa (30 marzo 2019 a Londra) della Rivoluzione politico-culturale rooseveltiana in corso (su cui vedihttps://www.movimentoroosevelt.com/news/per-dipartimento/presidenza/grande-evento-europeo-organizzato-il-30-marzo-a-londra-dal-movimento-roosevelt.html ) e la seconda tappa (3 maggio 2019 a Milano: se ne guardino le registrazioni video in http://www.radioradicale.it/scheda/572732/nel-segno-di-olof-palme-carlo-rosselli-thomas-sankara-e-contro-la-crisi-globale-della ), la TERZA TAPPA si svolgerà a Roma tra pochi giorni.

Appuntamento alle ore 9 di sabato 18 maggio 2019 presso l’Istituto Sant’Orsola di Via Livorno 50/a, zona Piazza Bologna, Roma.

Nel corso di questa Assemblea Generale, ogni socio MR avrà ampi spazi e tempi per esprimere le proprie valutazioni critiche costruttive e le proprie proposte sul presente e sul futuro del Movimento Roosevelt, chiedendo riscontri precisi in tal senso alla Segreteria Generale e alla Presidenza.

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Assemblea Generale del Movimento Roosevelt Sabato 18 Maggio e Domenica 19 Maggio 2019 a Roma

Assemblea Generale del Movimento Roosevelt sabato 18 maggio e domenica 19 maggio 2019 a Roma.
All’Ordine dei lavori: elezioni del nuovo Presidente MR e di altre cariche; modifica straordinaria dello Statuto, ecc.

 

 Venerdì 3 maggio 2019 a Milano, si svolgerà l’importante kermesse rooseveltiana indicata in 
https://www.movimentoroosevelt.com/news/per-dipartimento/redazione/prima-locandina-ufficiale-evento-3-maggio-2019-mr-nel-segno-di-palme-rosselli-e-sankara-e-contro-la-crisi-globale-della-democrazia.html

https://www.movimentoroosevelt.com/news/per-dipartimento/redazione/nel-segno-di-palme-rosselli-e-sankara-e-contro-la-crisi-globale-della-democrazia-prima-locandina-della-seconda-tappa-3-maggio-2019-a-milano-dopo-il-30-marzo-a-londra-della-rivoluzione-rooseveltiana.html

Sabato 18 maggio, a Roma, dalle ore 9 alle ore 20 (e la mattina di domenica 19 maggio, sino alle 13), avrà invece svolgimento una fondamentale Assemblea Generale del Movimento Roosevelt.

Appuntamento a partire dalle ore 9 presso l’Istituto Sant’Orsola, sito in Via Livorno 50/a, zona Piazza Bologna.

All’Ordine dei Lavori di questa Assemblea, che sarà ulteriormente specificato nei prossimi giorni, ci sono, in effetti, alcune questioni di grande rilevanza.

  • Elezione del nuovo Presidente del Movimento Roosevelt, essendo ormai scaduto il primo mandato presidenziale.
  • Revisione straordinaria dello Statuto, per renderlo idoneo a dotare il MR dello status sia di “onlus” che di “associazione riconosciuta” con personalità giuridica propria.
  • Elezione anche di altri organi di controllo in seno al MR, attualmente vacanti.
  • Varie, che saranno meglio articolate e illustrate con ulteriori comunicati.

Tutti coloro che volessero proporre la propria candidatura alla carica di Presidente del Movimento Roosevelt, potranno farlo scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e, una volta candidati ufficiali, potranno illustrare alla comunità rooseveltiana il proprio programma elettorale mediante articoli, video e interviste che saranno rilanciati dagli organi mediatici MR.

E’ possibile presentare la propria candidatura da oggi sino alla mattina stessa di sabato 18 maggio, entro le ore 9:15, facendolo direttamente all’inizio dei lavori assembleari e illustrando anche in extremis i termini programmatici della propria candidatura.

Il Presidente uscente, Gioele Magaldi, ha proprio in queste ore sciolto le sue riserve e ha deciso di ricandidarsi.

Nell’ambito della sua ri-candidatura, stimolato e coadiuvato in ciò da diversi dirigenti e soci rooseveltiani, Magaldi proporrà un testo modificato dello Statuto da approvare o respingere in toto in via extra-ordinaria.

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Gioele Magaldi a "Un New Deal rooseveltiano per l'Italia e l'Europa" – Londra 30 marzo 2019

img Gioele Magaldi ebc83Gioele Magaldi parteciperà a "Un New Deal rooseveltiano per l'Italia e l'Europa", l'evento promosso dal Movimento Roosevelt UK che si svolgerà a Londra il prossimo 30 marzo 2019.

Politologo e filosofo, di formazione insieme storica e socio-antropologica: Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt, è un lucido analista delle trasformazioni strutturali indotte nella società europea e occidentale dal fenomeno della globalizzazione. Una voce particolarmente scomoda, la sua, da quando – a fine 2014 – ha dato alle stampe il dirompente saggio "Massoni", pubblicato da Chiarelettere (sottotitolo: "Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges"). Retroscena: i destini dell'umanità "progettati" da 36 Ur-Lodges, superlogge massoniche sovranazionali, da cui dipendono le principali strutture "paramassoniche" (dal Wto alla Bce, dal Fmi alla Banca Mondiale) che orchestrano la geopolitica, condizionando direttamente i governi. Forte la denuncia espressa alla televisione italiana dopo l'avvento di Mario Monti a Palazzo Chigi a fine 2011: Magaldi ha svelato l'identità "supermassonica" di molti esponenti dell'establishment, dallo stesso Monti all'allora presidente Napolitano, fino a Mario Draghi.
Massone dal 1998 e già "maestro venerabile" della loggia romana Monte Sion (Grande Oriente d'Italia), Magaldi è entrato a sua volta nel circuito massonico delle Ur-Lodges venendo iniziato alla progressista Thomas Paine, per poi mettersi "in sonno" nel 2014. Si definisce "un intellettuale e politico social-liberale, progressista e radicalmente democratico, a vocazione cosmopolitica". Esperto di tradizioni esoteriche e di cultura rinascimentale, ha rivestito (e riveste) incarichi apicali in diverse organizzazioni di natura imprenditoriale, culturale, massonica e politica. Nei primi anni 2000 ha operato come imprenditore e manager nel campo dell'editoria e dell'information technology, per poi concentrarsi soprattutto sull'impegno socio-culturale: dalla guida dell'associazione "Pericle Aur" (promozione dei valori libertari e diritti delle donne, in un orizzonte laico e pluralista delle istituzioni repubblicane) alla creazione dell'associazione "L'ultima lama", nata come ponte tra l'erudizione accademica e i filoni di ricerca indipendente (antropologia, storia della filosofia e della cultura esoterica occidentale).
Nel 2010, Magaldi ha fondato il network "Grande Oriente Democratico", "cinghia di trasmissione "liquida e trasversale" per la rigenerazione internazionale della libera muratoria del terzo millennio". Il God è stato sviluppato d'intesa con svariate Ur-Lodges progressiste. "Mi è stato anche richiesto di ripristinare un alto standard di formazione spirituale esoterica – spiega Magaldi – visto l'attuale stato di decadenza delle strutture formative massoniche". Lo stesso Magaldi è oggi a capo del Reu (Rito Europeo Universale), oltre che del movimento politico d'opinione "Democrazia Radical Popolare". Un impegno crescente, che il 21 marzo 2015 a Perugia ha condotto alla fondazione del meta-partitico Movimento Roosevelt. Missione: ripristinare la democrazia sostanziale e promuovere la giustizia sociale, nel rispetto dei valori sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata all'Onu nel 1948. Magaldi è al lavoro per creare il "Master Roosevelt in Scienze della Polis", alta scuola di formazione politologica e civile, nonché l'emittente "Radio Roosevelt". Forte anche l'impegno nel cantiere di lavoro del "Partito che serve all'Italia": di segno keynesiano (Magaldi lo definisce "rivoluzionario") il nuovo soggetto politico sarà fondato a Roma il 14 luglio 2019.t.

Egidio Rangone a "Un New Deal rooseveltiano per l'Italia e l'Europa" – Londra 30 marzo 2019

img Egidio Rangone cd8a8Egidio Rangone parteciperà a "Un New Deal rooseveltiano per l'Italia e l'Europa", l'evento promosso dal Movimento Roosevelt UK che si svolgerà a Londra il prossimo 30 marzo 2019.

Alessandrino di nascita, Rangone è un docente universitario e specialista nella cooperazione per lo sviluppo dell'Est Europa, nominato da Bruxelles corrispondente del Bre (Bureau de Rapprochement des Entreprises) già nel 1995. Dottore commercialista, revisore contabile e consulente tecnico giudiziario, si è laureato a Pavia con una tesi sulla dinamica economica, per poi affinare gli studi sull'economia d'impresa all'Istituto Bancario San Paolo di Torino e all'Ipsoa di Milano. Rangone ha lavorato nelle Ferrovie dello Stato e all'Ufficio Provinciale del Lavoro e della Massima Occupazione di Alessandria, occupandosi anche di vertenze sindacali. Consulente fiscale, societario, finanziario, contabile e del lavoro, è stato visiting professor (economia e politica dello sviluppo) all'università di Alba Iulia, nonché professore associato fino al 2001 all'università di Oradea, sempre in Romania. Membro onorario del board professorale della Libera Università Dimitrie Cantemir di Bucarest (management commerciale e turistico), ha insegnato economia anche all'università statale di Stara Zagora (Bulgaria). Presente dal 2008 al 2014 nel collegio docenti della facoltà di scienze manageriali all'Università Gabriele D'Annunzio di Pescara-Chieti (economia e statistica), nel 2013 è stato insignito con una laurea honoris causa dall'Università Lutsk (Ucraina). È inoltre vicepresidente dell'Istituto Italo-Romeno "Carlo Maria Cipolla" per lo studio dell'economia e del management, promosso dalle università di Pavia e Oradea. E' stato inoltre collaboratore di Unimpresa Romania, associazione imprenditoriale patrocinata anche da Unicredit. L'esperienza all'estero ha permesso a Egidio Rangone – autore di svariati saggi in materia economica – di contribuire allo sviluppo dell'Est Europa mediante finanziamenti internazionali. Infine, dallo scorso ottobre Rangone è direttore del Dipartimento per l'Economia, le Finanze e lo Sviluppo economico del Movimento Roosevelt.

Fabio Zoffi a "Un New Deal rooseveltiano per l'Italia e l'Europa" – Londra 30 marzo 2019

img Fabio Zoffi 6d221Fabio Zoffi parteciperà a "Un New Deal rooseveltiano per l'Italia e l'Europa", l'evento promosso dal Movimento Roosevelt UK che si svolgerà a Londra il prossimo 30 marzo 2019.

"Quando penso al futuro dei miei figli, mi chiedo: che mondo erediteranno? Senza radicale cambiamento di traiettoria, entro 30 anni potremmo essere "governati" da macchine e robot e senza lavoro per miliardi di persone, con pochi uomini straricchi proprietari di mega-corporation". Così Fabio Zoffi, intervistato da "Forbes" alcuni mesi fa. Imprenditore di successo nel mondo delle tecnologie digitali, di origine veneziana (laureato a Ca' Foscari), Zoffi vive da un quarto di secolo a Monaco di Baviera: è tedesco d'adozione, con doppio passaporto. Sul "Giornale" ha fatto notizia svelando che la Germania non è trasparente nei conti pubblici: il debito pubblico reale di Berlino è il triplo di quello ufficialmente dichiarato. Zoffi approdò in Germania per conto di Edizione Holding, "cassaforte" della famiglia Benetton, che vide in quel ventiquattrenne il talento del manager di prima linea. Dopo essersi messo in proprio nel 2000, prima come venture capitalist e poi come imprenditore, dal 2013 Zoffi è presidente di ORS GROUP, società informatica di origine italiana che da più di vent'anni ottimizza le catene del valore grazie all'intelligenza artificiale: dalla produzione ai servizi, dall'energia al marketing e altro ancora. Tra i clienti di Ors, marchi blasonati come Luxottica, Vodafone, Pirelli, Hera, Bnl, Rothschild e persino il ministero della difesa.
A Roddi, in provincia di Cuneo – tra le colline delle Langhe – Zoffi sta lanciando un innovativo "acceleratore d'imprenditorialità", una sorta di Silicon Valley italiana, con oltre 100 informatici e matematici alle prese con il nuovo "alfabeto digitale: ABC – Artificial Intelligence + Blockchain + Cryptomonete", da mettere a disposizione a milioni, miliardi di piccoli e piccolissimi imprenditori al fine di porli in condizione di competere alla pari con i big del mercato globale. "La mia visione? Poter offrire tecnologie digitali – spiega Zoffi – affinché le piccole imprese possano essere efficienti e competitive come le Amazon, presenti e future" e conseguentemente decentralizzare le catene del valore, trasformando il capitalismo dal basso verso l'alto, rendendolo più equilibrato e "leggero": un butterfly capitalism, capitalismo farfalla come evoluzione dell'attuale turbocapitalismo-bruco che divora e distrugge risorse. Impegnato nel Movimento Roosevelt, Zoffi sta sviluppando un piano per definire i valori-guida e le modalità attuative per un nuovo "Rinascimento" umanistico, tecnologico ed economico, basato sull'utilizzo intelligente delle possibilità offerte dalle tecnologie moderne.