News dal Dipartimento Geopolitica

Il bilancio della Difesa con il... bilancino

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DIPARTIMENTO GEOPOLITICA & DIFESA

Il bilancio della Difesa con il…bilancino.

(tra “pacifisti” e “guerrafondai”)

 

         La Nato vorrebbe che l’Italia destinasse alle spese per la difesa circa il 2% del PIL entro il 2024. Tale obiettivo è giustificabile, realizzabile, auspicabile o no?

         La maggior parte degli italiani non è a conoscenza della reale consistenza dei bilanci della Difesa e dell’impatto sui conti dello Stato, poiché, anche qualora fossero veramente interessati, le cifre, e specialmente le percentuali sul PIL che di volta in volta leggono, sono molto differenti e si basano su criteri diversi in base spesso a quello che si vuol dimostrare a seconda delle idee in merito. I pacifisti frequentemente lo gonfiano cambiando parametri di riferimento e chi ha interesse a evidenziarne l’inadeguatezza fa l’operazione opposta. In realtà, sulle cifre, possono avere ragione tutti e due a seconda di come si vuole impostare l’analisi.

         Prima di tutto bisogna puntualizzare che alle spese per la difesa concorrono vari centri di spesa che non sono inquadrati nel Ministero, come MISE o MIUR o i fondi per le missioni all’estero(MEF).  A sua volta la Difesa si fa carico di varie spese che non hanno una funzione in tal senso, come a esempio il rifornimento idrico delle isole minori, sacrari militari o la totalità delle spese dell’Arma dei Carabinieri.

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La penetrazione cinese in Africa Terza parte

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Prosegue con questo ottimo intervento di Alessandro Loreto e Ruben Giavitto la disamina della penetrazione Cinese in Africa tra neocolonialismi nuovi e vecchi, presunti o reali.


 

                                       Cina e Africa; terza parte

In questo terzo documento riguardante la penetrazione della Repubblica Popolare di Cina a livello economico-politico-industriale e finanziario nel continente africano e le varie strategie messe in essere dal gigante asiatico, affronteremo e cercheremo di spiegare le modalità del procedere verso una lenta ma graduale espansione rispetto alle strategie dei paesi europei, che al contrario della Cina, hanno sì un rapporto storico culturale e tradizionalmente sociale con l’Africa, ma anche un pesante retaggio militare fatto di guerre, occupazioni, domini e sfruttamento delle popolazioni con conseguente ulteriore sfruttamento energetico, industriale, agricolo e delle altre risorse nel loro insieme.

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 Tra Occidente e Cina, tra neocolonialismi altrimenti declinati. AFRICA NORD OCCIDENTALE

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Un brillante e acuto intervento di Emilio Ciardiello che prosegue le serie di analisi sulla situazione africana, sul neocolonialismo di stampo occidentale e sulla nuova penetrazione cinese (e non solo) Tale intervento, come quelli che lo hanno preceduto e che seguiranno, come specificato in finale dallo stesso autore, non va inteso solo come una seppur pregevole analisi delle problematiche però fine solo a se stessa, ma come uno dei tasselli utili a elaborare delle proposte organiche, ponderate e declinate con cognizione di causa, di politica estera e di relazioni internazionali dell'Italia, proposte e strategie che latitano nel panorama politico italiano, se non come mero appiattimento a politiche sovranazionali, o come reazione a situazioni contingenti in cui è impossibile non prendere posizione e senza alcuna velleità di una  reale politica autonoma tra partner alla pari o comunque senza strategie a lungo termine. Tele politica di relazioni internazionali, pur rispettosa delle alleanze e appartenenze di campo, deve essere a lungo termine e non soggetta a mere scadenze e tornaconti elettorali a breve termine,  e deve  assolutamente andare incontro ai nostri legittimi interessi nazionali,senza ovviamente prevaricare quelli legittimi altrui, come anche descritto nel primo post pubblicato nello spazio del Dipartimento.

 Tra Occidente e Cina, tra neocolonialismi altrimenti declinati. AFRICA NORD OCCIDENTALE

L’Africa nord-occidentale denomina quella zona del continente africano che dalle coste atlantiche si addentra seguendo la fascia tropicale sub-sahariana sino all’attuale Sudan, confinante a nord con i paesi della fascia mediterranea (Marocco-Algeria-Libia-Egitto) e a sud con i paesi dell’africa centrale. I paesi che oggi compongono la regione sono Benin, Burkina Faso, Isola di Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Sierra Leone, Togo, Senegal, Ciad.

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La Via della Seta. Ma la Cina è (troppo) vicina?

 

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La Via della Seta.

Ma la Cina è (troppo) vicina?

 

         Recentemente si parla molto della Cina, della sua influenza, dei rapporti commerciali e dei pericoli connessi, alla luce soprattutto degli ultimi accordi sottoscritti a Roma durante la visita del presidente Xi Jinping. Di seguito non si vuole tanto approfondire la validità e convenienza o meno e la cornice giuridica dei singoli accordi, se non quelli più importanti e caratterizzanti, quanto definirli in un quadro più ampio e in una prospettiva geopolitica e storica.

         La via della seta non è un’invenzione moderna, ma ha più di duemila anni di storia. I rapporti commerciali e diplomatici con l’Europa e con l’Italia in particolare risalgono fin dai tempi della Repubblica Romana.

         Resoconti sul mondo romano si hanno già nel primo secolo dove c’è una descrizione indiretta di Da Quin (Roma). Il senato romano si lamentava della continua ricerca delle costosissime stoffe di seta da parte dei benestanti che provocavano così un pericoloso squilibrio della bilancia dei pagamenti, tanto per definirla in termini moderni. Il commercio comunque era bidirezionale, poiché l’ambasciatore Gang Yin definisce Roma come l’origine di meravigliosi oggetti che arrivavano in Cina. Non poteva essere diversamente tra due potenze che detenevano il PIL più alto dell’antichità. Ed i commerci erano favoriti, condizione da tenere in massimo conto anche riferendosi al presente, da una relativa stabilità politica delle terre tra i due imperi. Gli abitanti vengono descritti come simili ai Cinesi per aspetto, da questo il nome Da Qin, cioè la grande Qin. Curiosamente ancora oggi i Cinesi considerano gli Italiani come i Cinesi d’Europa. Viene anche descritta un’ambasceria romana giunta in Cina probabilmente durante il periodo di Marco Aurelio. Le due civiltà non s’incontrarono mai direttamente, vista l’enormità delle distanze in gioco, anche se mancarono il contatto di poche decine di chilometri ai tempi dell’imperatore Traiano. Sembra inoltre che mercenari romani, probabilmente ex prigionieri dei Parti o degli Unni, si installarono e fondarono un villaggio in Cina. Su questa ipotesi lo scrittore Valerio Massimo Manfredi scrisse un romanzo a sfondo storico. Probabilmente, se i due imperi fossero riusciti a collaborare stabilmente, a incrementare i loro commerci, la storia sarebbe stata molto diversa, poiché avrebbero avuto tutto l’interesse a stipulare una reciproca alleanza contro le popolazioni nomadi che li minacciavano entrambi, come minacciavano i loro commerci.

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Le elezioni in Turchia e Ucraina

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In questi giorni si sono svolte due elezioni potenzialmente foriere di molti cambiamenti nello scacchiere europeo: le elezioni amministrative turche e il primo turno di quelle ucraine. Erdogan ha perso il controllo delle più importanti città, compresa la sua Istanbul, Ankara, ma anche Izmir e Antalya, in generale quasi tutta la parte occidentale e quella costiera della Turchia, quella economicamente e culturalmente più avanzata. Molte città in mano al suo partito sono passate all'opposizione, anche se l'AKP rimane il primo partito, grazie al voto delle zone agricole e interne più povere ed arretrate. Soprattutto contro Erdogan ha votato il 62% del PIL turco, cioè la parte più economicamente rilevante del paese, colpita dalle politiche economiche erdoganiane che mirano a tagliare proprio il potere di acquisto e di spesa della classe media in favore di politiche economiche di stampo islamista (vedasi sul blog di MR https://blog.movimentoroosevelt.com/home/1993-la-nuova-guerra-di-troia-per-l-energia.html per approfondimenti).Un risultato degno di nota e che fa ben sperare sulla tenuta democratica e civile di una larga

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La penetrazione Cinese in Africa:introduzione

Una prima, ottima analisi di Alessandro Loreto e Ruben Giavitto del Dipartimento geopolitica & Difesa che introduce le modalità, caratteristiche e criticità della penetrazione  Cinese in Africa

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Movimento Roosevelt,

Dipartimento Geopolitica e Difesa

La strategia della Repubblica Popolare di Cina e la sua penetrazione in Africa.

Premessa.

 

I grandi cambiamenti del XXI secolo ci mettono sempre più davanti a scenari articolati e

complessi, caratterizzati spesso da una loro accresciuta estensione e vastità. Questi scenari

partono dal progressivo, lento ma inesorabile sgretolamento dei grandi imperi coloniali nei

secoli XIX e XX, dalle conseguenze dei due conflitti mondiali dai quali scaturirono gli accordi

di Yalta nel 1945 che disegnarono di fatto la nascita di un nuovo equilibrio economico,

geopolitico e militare bipolare (caratterizzato appunto dalla delimitazione rigorosa tra

potenze occidentali democratiche da una parte e blocco comunista orientale dall'altra,

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La Nuova Guerra di Troia per l'energia.

 

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         Un nuovo focolaio di tensione si sta profilando nel Mediterraneo Orientale, in realtà non è nuovo, in senso stretto, ma l‘evoluzione delle condizioni geopolitiche può farlo divenire molto più pericoloso che nel passato. Non ci stiamo riferendo a Israele o alla Siria dove le situazioni sono incancrenite ma stabili, anzi, in lieve miglioramento con una minaccia dell’ISIS residuale, né all’Egitto. Ma alla Grecia, alla Turchia e a Cipro. Ci sono state crisi molto gravi in quest’area, a esempio l’invasione di Cipro da parte della Turchia nel 1974, quindi, cosa c’è di nuovo? Tre condizioni fondamentalmente: i ricchissimi giacimenti di idrocarburi scoperti di recente, il neoottomanesimo della Turchia impersonato da Erdogan, e il nuovo ruolo di Russia e Cina collegati proprio alla nuova posizione della Turchia stessa. Sì è già ribadito che la Turchia potrebbe divenire, se non lo è già, uno dei principali problemi geopolitici dell’Italia. Andiamo con ordine.

I giacimenti

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Eastmed cos'è? Ne sentiremo parlare

Antonio Avigliano del Dipartimento Geopolitica & Difesa in questa  interessantissima anteprima, atta a capire di cosa parleremo successivamente, analizza dal punto di vista tecnico/energetico cos'è Eastmed, forse il gasdotto in prospettiva più interessante e strategico per l'italia, che potrà contrubuire all'indipendenza energetica della nazione. In una successiva analisi, tra qualche giorno approfondiremo le implicazioni geopolitiche per l'Italia e per l'intera area.



Cos’è Eastmed
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EastMed, un progetto ambizioso e lungimirante, da molti definito come un “sogno moderno in una regione antica”. Prima di addentrarsi in quella che va delineandosi come un’analisi preliminare costi-benefici, è opportuno spiegare meglio di cosa si tratta.

EastMed è nella sua essenza un sistema di gasdotti on-offshore finalizzato a distribuire gas naturale presente in un complesso di giacimenti situato nella zona più orientale del Mar Mediterraneo, da cui il nome Eastern Mediterranean. Con una lunghezza complessiva di 1900 km ad una profondità che in alcuni punti raggiunge i 3 km al di sotto del livello del mare, EastMed si candida a pieno titolo a diventare il gasdotto sottomarino più lungo al mondo.

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Russia

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Russia

Finalmente, una brillante ed equlibrata  analisi ad opera di Emilio Ciardiello, del Dipartimento Geopolitica & Difesa, che rende giustizia a certe forzature propagandistiche del mainstream e vede in maniera esemplare il nodo Russia anche dalla prospettiva del suo popolo. Dovrebbe diventare esempio di come certe delicate questioni internazionali dovrebbero essere esaminate.

Russia.

La Russia ha un’importanza geopolitica del tutto particolare trattandosi dello stato territorialmente più vasto al mondo, ricco di risorse naturali e minerarie, e seconda potenza nucleare del pianeta.

L’Italia non può non avere un chiaro quadro dei suoi interessi geostrategici ed economici nei confronti della Russia e non elaborare coerentemente una strategia da attuare, lì dove compatibile con le attuali alleanze geopolitiche e militari e con gli organismi sovranazionali a cui l’Italia partecipa.

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Di Maio, Salvini e la "perfida" Francia




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            Negli ultimi giorni si sono succedute dichiarazioni di Salvini, Di Maio, ma anche di Conte in chiave polemica verso la Francia. La stampa main stream ha bollato queste esternazioni, a seconda delle fonti, come un polverone per nascondere le difficoltà interne o come una manovra per creare un nemico esterno a giustificazione di certe debolezze strutturali, programmatiche nonché di impedimento all’affermazione delle politiche governative. Insomma, la versione moderna della “perfida Albione”. Non si può negare che esista il pericolo concreto di un’utilizzazione in tal senso delle affermazioni suddette, ma esse forse hanno un fondamento molto meno effimero e superficiale e vanno verso un’auspicata reazione a mire espansionistiche, in senso di sfruttamento di risorse finanziarie, industriali ed economiche in generale.

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Il risiko del prezzo del petrolio

il Prof. Aldo Vesnaver inizia una collaborazione con il Dipartimento Geopolitica e Difesa di MR, collaborazione che ci auguriamo divenga sempre più stretta. 
Dalla lucida, brillante e precisa analisi emerge che il prezzo del petrolio NON sia correlato alla sua disponibilità e che questo invece sia fortemente influenzato, tramite manipolazioni delle informazioni, (come  a esempio il reale numero dei giacimenti scoperti, e "fake news")da logiche finanziarie e geopolitiche, come spesso denunciato da MR in altri campi e discipline. 
Nota integrativa: si parla del prezzo del petrolio al barile, ma a quanti litri corrisponde un barile? 159



Aldo Vesnaver ha conseguito una Laurea in Fisica ed un Dottorato di Ricerca in Geofisica presso l' Universita di Trieste. Ha lavorato come Ricercatore e Dirigente di Ricerca pressol' Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (www.inogs.it). Ha insegnatocome Chair Professor di Geofisica Applicata alla “King Fahd University of Petroleum andMinerals” di Dhahran (Arabia Saudita) e presso il “Petroleum Institute” di Abu Dhabi(Emirati Arabi Uniti). ; Membro Onorario dell'“European Association of Geoscientists andEngineers” (www.eage.org), ed è stato co-fondatore e Presidente della “Sezione ItalianaEAGE-SEG” (www.eageseg.org).

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Il risiko delle navi

Come ho scritto in un commento su Geopolitica, pagina FB del Dipartimento, uno dei principali problemi geopolitici dell'Italia é proprio la Francia di Macron. La stampa nazionale collega la mossa franco-tedesca con l'appoggio dato ai 5 stelle ai gilet gialli. E' totalmente fuorviante pensarlo. Anche se lo stesso governo francese dovesse comunicarlo, questo è solamente un pretesto. Il motivo di questo gesto è che il governo Macron ha sempre visto come fumo negli occhi una penetrazione italiana nella cantieritica francese, perché questo può inficiare l'aspirazione transalpina a divenire il leader europeo della cantieristica militare e in generale della difesa. Una leadership italiana nella cantieristica civile, rafforza indirettamente anche la sua cantieristica militare, dove c'è un contemporaneo rapporto di collaborazione e competizione con i francesi. Infatti la segnalazione all'antitrust avrà sicuramente ripercussioni sui negoziati di collaborazione paritaria tra Fincantieri e Naval Group nel settore militare, visto l'indebolimento conseguente del gruppo cantieristico italiano. Il vero obiettivo della Francia è quello di acquisire via via le capacita industriali di alta tecnologia italiana e del settore bancario, ottenendo così il doppio vantaggio di eliminare un pericoloso concorrente diretto e di poter ancora giocare una partita alla pari nella gestione della leadership europea in associazione con la Germania, senza rischiare un ruolo subalterno come il resto dell'Europa La Francia ha dunque bisogno di "colonizzare" l'Italia per aumentare il suo peso specifico, passando per l'acquisizione di industrie come Leonardo, perlomeno la parte militare di Fincantieri, Unicredit che detiene la maggior quota di capitale di Bankitalia dopo Intesa San Paolo,(e, grazie a Credit Agricole si troverebbe ad avere la più grossa fetta di capitale), Generali. la Germania appoggia la Francia perché ha bisogno della Francia stessa per consolidare l'egemonia in Europa. Non a caso sono stati avviati due progetti blindati di cooperazione franco-tedesca nel militare per il nuovo caccia europeo che sostituirà il Typhoon e del nuovo carro da battaglia volto a sostituire il Leclerc e il Leopard2, dove gli eventuali nuovi soci sono relegati a un ruolo secondario senza effettivi poteri di scelta. La partecipazione tedesca potrebbe anche essere dovuta ad altri due fattori 1 il mettere i bastoni tra le ruote di una possibile acquisizione della divisione sottomarini della Tyssen Krupp da parte del gruppo triestino, che si trasformerebbe da fruitore e implementatore di brevetto tedesco(U212 per la M.M.) a proprietario dei cantieri e dei brevetti, con conseguente rafforzamento indiretto sulla trattativa su accennata Fincantieri-NG, anche se nell'accordo non sono previsti i sottomarini,. 2 proteggere i cantieri tedeschi Meyer Werft dalla concorrenza di Fincantieri_STX unite. Non mi meraviglierei, visto quanto scritto sopra che ci possa essere una bozza di accordo sottobanco di una fusione STX- Meyer Werft nel caso di parere negativo dell'acquisizione di STX da parte di Fincantieri dell'Antitrust. In ogni caso è forse giunto il momento che l'italia non si faccia trovare impreparata e superata negli eventi da questo tipo di iniziative ed inizi ad avere una politica di reazione alla Francia che non si limiti solo a rintuzzare e a difendersi. 

Documento Programmatico e d'azione del Dipartimento Geopolitica e Difesa per l'anno 2019

Di seguito il documento programmatico, di sviluppo e d'azione per l'anno 2019

 

MOVIMENTO ROOSEVELT

Dipartimento Geopolitica e Difesa

 

Progetto di sviluppo, d’azione e analisi per l’anno

2019

 

 

PREMESSE

        Il dipartimento comprende sia la parte politica e del contesto estero in cui è posta l’Italia, sia la parte più tecnica riguardante la Difesa, questo perché sempre più la seconda è, o almeno dovrebbe essere, in quanto strumento di sicurezza, stabilità, equilibrio ma soprattutto prevenzione a derive violente di contese internazionali, espressione e conseguenza delle analisi geopolitiche. Quindi anche nel Dipartimento le proposte e le analisi sulla Difesa saranno espressione dell’analisi geopolitica, ma anche l’analisi geopolitica, anche se in misura minore, risentirà dell’analisi sulle nostre capacità di avere, di dare, di ricevere sicurezza, cioè anche delle nostre alleanze, oltre che delle nostre caratteristiche intrinseche. Geopolitica e Difesa quindi sono le due gambe di pari dignità su cui poggia il dipartimento.

        Gli argomenti di analisi e di conoscenza nei settori considerati sono tali e talmente vasti da non poter essere sufficientemente approfonditi o solo trattati da un numero esiguo di persone.

Obiettivi per il 2019

 

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Il Ballo del tipTAP

Il ballo del

tipTAP

        Conte e Di Maio sembrano Ginger Rogers e Fred Astaire impegnati in un balletto di successive e contraddittorie dichiarazioni per giustificare il proseguimento del TAP, ossia del Trans Adriatic Pipeline. Dopo aver cavalcato, con l’obiettivo di ottenere facili consensi, l’onda di una protesta giustificata soprattutto dall’arroganza con cui è stata gestita l’opera dai governi precedenti, che non hanno debitamente informato e coinvolto nelle scelte i connazionali, tali dichiarazioni servono, appunto, per giustificare una scelta obbligata e ineludibile. Non dimentichiamo inoltre che il percorso ha passato tutte le verifiche ambientali ed è stato scelto anche perché l’opzione più a nord andava a intaccare le praterie di posidonie dei fondali attraversati. Tutta colpa di Conte e di Maio? Assolutamente no. Hanno ereditato una situazione comunque già compromessa.

        I governi precedenti hanno giocato malissimo e con arroganza la carta TAP. Non hanno innanzitutto reso partecipe la popolazione sulle implicazioni di questa opera, non li hanno consultati per arrivare a un piano condiviso, non hanno lasciato opzioni sul percorso della realizzazione.   Tutto sommato venire incontro ad eventuali richieste locali su marginali deviazioni del percorso o su dove installare le centrali di compressione, cioè cifre di pochi milioni di euro, vista la posta in gioco, avrebbe inciso relativamente sui costi totali, tenendo presente anche i costi stessi delle continue interruzioni dell’opera e dell’apparato delle forze dell’ordine schierato. Vedersi improvvisamente arrivare uno spiegamento degno di qualche film hollywoodiano catastrofista o di invasioni aliene non può che aver esacerbato gli animi anche della parte di popolazione più possibilista sul compromesso. Insomma, lo stato non ha minimamente applicato la convenzione Aarhus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale, convenzione ratificata il 16 marzo 2001. Che fare allora?

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Salvate il soldato Trenta.

 

Salvate il soldato Trenta.

        La guerra… per tenerla lontana, bisogna avere il coraggio di pensarci (Jean Guitton), cioè il terribile motto latino Si vis pacem para bellum, è ancora oggi drammaticamente valido, e non è che se giri la testa da un’altra parte, o fai finta che il problema non esista lo esorcizzi, anzi, ti ritornerà ancora più drammaticamente e non avrai gli strumenti per esorcizzarlo.

        Bisogna dare atto ai 5 Stelle di aver fatto una scelta azzeccata per quanto riguarda il Ministro della Difesa. La ministra Trenta è una persona competente, proviene da esperienze nella Difesa, ha proseguito la sua esperienza lavorativa e di docente in settori adiacenti a quelli della Difesa stessa. Voci di stampa via via più insistenti riportano attriti sempre più crudi tra Di Maio e la Ministra in questione. L’oggetto del contendere è il bilancio stesso del ministero e il finanziamento di alcuni progetti industriali. Il primo contrasto si è avuto quando è stato negato il finanziamento per tre progetti urgenti o ritenuti tali: lo sviluppo del missile CAMM-ER,

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Geopolitica: cosa è esattamente?

 

 

Inauguriamo oggi il nuovo Dipartimento geopolitica e Difesa con un articolo che introduce e tenta di delineare il termine geopolitica cercando nel contempo di far comprendere che il termine non è sinonimo di un astruso gioco diplomatico ma un qualcosa che ha un impatto sulle vite di tutti noi, anche se non ce ne rendiamo conto. Un po’ per volta tenteremo di capire cosa c’è dietro ad affrettate notizie di agenzie e giornalistiche e come eventi che sembrano apparentemente fulmini a ciel sereno in realtà hanno gestazioni molto lunghe e complesse che una minima comprensione e attenzione agli avvenimenti possono far prevedere. E l’Italia come si pone in questo complesso groviglio?

 

 

Il ruolo e gli interessi dell’Italia da un punto di vista geopolitico Parte prima

    Geopolitica è oramai un termine divenuto di moda, spesso usato a sproposito e mal compreso.

Il Devoto Oli definisce il termine “Lo studio delle motivazioni geografiche che influenzano l'azione politica". Descrizione ineccepibile ma oltremodo riduttiva. Il dizionario Hoepli parla di “Studio del rapporto fra i caratteri geografici e quelli politico-economici di un paese.” Anche qui la descrizione è schematica e insufficiente a capire e a delineare una disciplina che comunque ha un’indeterminatezza intrinseca.

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