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lenin book 1902Una nuova stagione va ad incominciare. L'anno scolastico è alle porte e il vero capodanno - che è quello solare dell'equinozio d'autunno - è ormai prossimo. Gli eventi intorno a noi impongono una domanda quasi desolante: perché questo "che dire?" è l'attonito sguardo sulla deriva della politica attuale. Questa analisi che si propone per la riflessione del Movimento è costituita da tre momenti: uno, legato alla politica economica, riportando un commento di Rana Foroohar, il secondo, sulla sensazione di impossibilità data dagli assetti della politica interna, infine, alcune conclusioni provvisorie, per stimolare la riflessione delle componenti interne MR.

Aprirei con un'osservazione leagata al titolo di questo articolo. "Che dire?" ha un'assonanza che sarà evidente ai più "politici", che avranno già colto l'eco del "Che fare?" che fu il titolo della più importante raccolta di scritti di Lenin, pubblicati nel 1902, il cui sottotitolo era Problemi scottanti del nostro movimento, dove si delineava la strategia del partito per dirigere una rivoluzione socialista "scientifica", in quanto la coscienza di classe può essere portata solo "dall'esterno".

Tranquilli tutti: nessuna nostalgia del comunismo, finito male con un ex presidente della repubblica nominalmente comunista, in realtà probabilmente figlio non riconosciuto dell'ultimo re savoiardo e con una carriera costruita al soldo dell'imperialismo americano). Nessuna nostalgia nemmeno del socialismo, che pure sarebbe stata un'idea perfetta, ma le cose umane hanno voluto che quando un gentiluomo d'altri tempi e altri valori come Sandro Pertini giungesse alla carica di presidente della repubblica, questo facesse da garanzia a un parvenu degli anni ottanta.

Il cinismo della politica rende la parola corrosiva, è probabile: è un modo per fare veloce sintesi della storia. Giungendo al nostro tempo, lo schema di democrazia bloccata che ha fatto seguito alla cosiddetta "seconda repubblica" (che non merita nemmeno le maiuscole), è lo schema di successione berluscrenzi che porta seco un terrificante tanfo. Prima di vedere le cose in termini di politica interna (e cioè nel laboratorio di prima grandezza del governo della capitale), è necessario dire come funziona lo schema internazionale in cui sono inseriti gli italici burattini, peones frettolosamente attratti da prospettive di inserimento nella nuova aristocrazia occidentale e che stanno vendendo nei boschi le loro madri e le loro figlie per raggiungere questo scopo chimerico, svendendo il popolo italiano alla schiavitù economica e reale.

Nella sua rubrica "The curious capitalist" che Rana Foroohar tiene non su un giornale del movimento rivoluzionario anarchico ma sul compassato TIME, la giornalista si chiede "We're working harder than ever - so why is productivity going down?" (Stiamo lavorando più duro che mai - quindi perché la produttività continua ad andar giù?) e conclude affermando che il problema è nella distribuzione: il profitto non viene re-investito nel processo produttivo ma semplicemente diviso tra gli oligarchi dell'economia mondiale. Ecco perché non possiamo avere aeroplani all'idrogeno, energia pulita e progresso tecnologico. In queste condizioni, più si lavora e più si ingrossano le tasche dei pochi.

In breve, da queste poche parole si comprende che siamo in una fase di CAPITALISMO PREDATORIO, più che mai basato su POLITICHE INTERNAZIONALI DI SFRUTTAMENTO. Le condizioni del Medio-Oriente e le guerre travestite da conflitti di cultura e di religione non hanno altro obiettivo che PERPETRARE LO SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE IN AFRICA, MEDIO ORIENTE E ASIA ed importare queste condizioni in EUROPA, con un'agenda politica finalizzata allo SMANTELLAMENTO DELLO STATO SOCIALE affinché non esistano più ostacoli all'affermazione del gap tecnologico che porterà alcuni essere umani a poter vivere 150-200 anni, e la plebe destinata ad esserne subalterna e schiava senza alcun diritto, in un generale processo di ritorno agli ASSOLUTISMI E DISPOTISMI MEDIEVALI, PRECEDENTI L'ETA' DEI LUMI.

Se questo è l'assetto al quale devono giurare obbedienza e assoluta fedeltà i burattini ai vertici delle istituzioni ex-democratiche del nostro stato nazionale, si comprende allora l'ostracismo assoluto destinato, con benevolenza vaticana, al tentativo di governo della capitale espresso dal M5S.  Una precisazione è d'obbligo: nessuna illusione sulle rivoluzioni. Sappiamo dalla storia che la rivoluzione è la sostituzione di un'oligarchia con un altra e che questo non implica necessariamente un miglioramento. Tuttavia, una democrazia è anche circolazione delle élites, cioé ricambio della classe dirigente. Così, quello che accade a Roma in questi giorni, il fuoco di fila, le inchieste a orologeria e la sgradevole intromissione dei vescovi nella valutazione di cose su cui i Patti Lateranensi suggerirebbero di tacere per dovuto rispetto della distinzione tra dimensione temporale e spirituale, ecco, tutto questo indica con chiarezza, al di là di ogni schieramento e di ogni simatia, che i poteri forti non arretrano di un millimetro e non importa loro nulla se la capitale rimane ingabbiata in una stasi, anzi, tanto peggio tanto meglio (e qui chi ha simpatie templari dovrebbe capire e, invece, non capirà!)

Quanto esposto sulla situazione internazionale e in chiave italiana conduce a una domanda sul ruolo del Movimento Roosevelt, che propongo a tutti gli iscritti, ai soci, ai soci fondatori, ai membri del direttivo e ai simpatizzanti. La domanda è: "Che dire?"

Visto che "fare" è parola di cui si sono impossessati quelli "del fare" che stanno brillantemente al governo, una sinistra più destra che mai, con ansie di neo-aristocrazia che ci mettono di fronte all'imbarazzante evidenza che abbiamo proprio sbagliato a credere che, dopo Berlusconi, non si poteva andare giù ancor peggio. Allora mi chiedo e vi chiedo se questo "Che dire?" non debba intendersi come ritorno a ruolo di avanguardia, volta a formare una nuova coscienza di classe e se, come sempre, il lavoro per forgiare questa nuova intellettualità, libera e aperta, lontana dall'ossequio ai tromboni dell'establishment, non sia davvero il compito più importante che si possa assumere.

In più, il Movimento Roosevelt ha dalla sua, oltre all'ispirazione keynesiana di contrasto all'imperialismo del capitale (senza la radicalità del collettivismo comunista ma semplicemente reclamando un ruolo di mediazione del conflitto da parte dello stato), un'altra formidabile componente, sottratta al pensiero popolare dai tempi di Mazzini e cioé da quando all'Internazionale socialista prevalse l'orientamento materialista di Marx. Quindi, forse non si tratta più di "fare" (soprattutto se questo è un far danno), ma di dire le cose giuste, di dare le corrette indicazioni, di "non far fare" a chi può peggiorare le cose (e qui è evidente il NO alla modifica costituzionale da esprimere al prossimo referendum). Questa componente è lo spiritualismo. Quella dottrina, cioé, che reclama l'estensione dell'istruzione pubblica per tutti e che vede in questa la premessa per aprire la porta della vita spirituale. Non è un caso che il cuore pulsante del mondo, con le controverse situazioni di lotta che riguardano il Tibet e Israele, necessiti di un cambio di pulsazione, di un rinnovamento che, in senso (M)R+, sia prima spirituale e dunque, per conseguenza ed estensione, politico.

Su questo terreno c'è un compito storico da esercitare, che è quello di ricompattare le fila del trascendentalismo e dei movimenti di emancipazione e progressivi che furno alla base della parte migliore della modernità.

Fermo qui la mia analisi, in attesa di repliche se vi sarà un dibattito sperando, come sempre, di aver fornito con modestia ma anche con tenace volontà, una traccia utile.

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