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E TUTTA COLPA DELLA MERICA
Ogni qual volta accade qualcosa di spiacevole in Italia e nel mondo, si scatena in automatico la vulgata che punta il dito contro Lamerica, la Cia e così sia. L’immaginario del perfetto complottista non può vivere senza una congiura a stelle e strisce. C’è la crisi? L’ha voluta certamente la ‘Merica! Aumenta la povertà? Colpa della ‘Merica! C’è la guerra? Ovvio, guerra= ’Merica! Ecco, questa nutrita categoria umana, che trova sul web un ampio palcoscenico dove mostrare al mondo alcuni endemici gargarismi, dovrebbe fare pace una volta per tutte con la logica e la legge della consequenzialità.

Prima domanda: cosa vuol dire è colpa della ‘Merica? Cos’è la ‘Merica? Un monolitico mostro a tre teste? Il grande Satana evocato da alcuni svitati ayatollah? Un luogo oscuro e ameno bazzicato da vampiri e rettiliani dalle fattezze umane?  Siamo seri. Gli Stati Uniti sono un grande e complesso Paese, diviso al proprio interno in gruppi e sottogruppi che nascostamente si ostacolano e si combattano. Questa considerazione, poco più che un’ovvietà, è valida pressoché dappertutto. I tanti italiani che credono nel Movimento Roosevelt sono identici a quelli che tifano per le controriforme dei vari Monti, Letta e Renzi? Neanche per sogno. Quindi? Quindi la semplificazione è sempre foriera di fraintendimenti e banalizzazioni. Gli Stati Uniti semmai, al pari di qualunque Paese civile e democratico, eleggono pro tempore dei rappresentanti che incarnano formalmente l’unità della nazione. La scelta dei frontman, ovvero dei politici che fisicamente finiscono con l’occupare posti di responsabilità, è quasi sempre frutto di accordi e compromessi che sfuggono al controllo e alla comprensione della pubblica opinione. Compromessi che i vertici delle diverse Ur-Lodges, operanti su un piano globale, faticosamente di volta in volta raggiungono. Prendiamo il caso Obama. Obama, come ha spesso dichiarato Magaldi, è il risultato (a grandi linee) di un accordo stipulato dall’ala massonico/aristocratica rappresentata da Brezinski e quella progressista/democratica che parlava allora per bocca di Ted Kennedy. Per suggellare tale sintesi è stata creata una specifica Ur-Lodge, la “Maat”, all’interno della quale è stato iniziato l’attuale presidente Usa. Il nome scelto per battezzare questa nuova super-officina latomistica non sembra casuale. Maat, infatti, al pari di Isis/Hathor, è il nome di una antica divinità egizia. Ma mentre Isis/Hathor evoca anche atmosfere tenebrose, Maat è sinonimo di equilibro ed ordine cosmico. Per capire meglio il senso esoterico di alcune scelte terminologiche altrimenti incomprensibili, invito tutti voi a rileggere un articolo pubblicato sul blog de Il Moralista in data 16/12/2014 (clicca per leggere). Per farla breve, siccome i Bush avevano dato vita ad una loggia impazzita ed eretica come la Hathor Pentalpha, bacino di incubazione di alcune fra le più spettacolari tragedie che hanno insanguinato l’inizio del nuovo millennio, le massonerie “tradizionali” (sia neo-aristocratiche che progressiste) avevano ritenuto opportuno fare massa critica insieme per respingere all’unisono l’offensiva scatenata dai nuovi barbari. L’elezione di Obama è quindi figlia di questo clima e di simili paure. Paure destinate a riproporsi in vista delle prossime presidenziali americane, considerata l’oramai certa discesa in campo di Jeb Bush, ennesimo rampollo di una dinastia di guerrafondai pronti a tutto. Ora, pur con tutti i suoi limiti e le sue reticenze, Obama è di sicuro migliore di quasi tutti i presunti leader europei contingentemente appecoronati di fronte alla protervia di Angela Merkel. Vi pare normale che, nel silenzio pavido dei vari Renzi e Hollande, debba essere proprio Barack Obama a sostenere a viso aperto il neo eletto presidente greco Tsipras? (clicca per leggere). Vi siete chiesti come mai Barack Obama, a differenza di tanti improbabili personaggi, abbia deciso di boicottare la parata organizzata in Francia all’indomani dell’eccidio costato la vita ai giornalisti di Charlie Hebdo? (clicca per leggere). Quindi, in ossequio alla verità, non vi pare che sia il caso di smetterla di addebitare ogni nefandezza alla  ‘Merica? Non vi pare, cioè, che questo tipo di approccio, aprioristicamente antiamericano, sia dettato più che altro da un sindrome ben fotografata dal famoso esperimento detto dei “cani di Pavlov”? L’impressione che ho maturato io è un’altra. Se proprio bisogna spiegare il mondo indossando le lenti spesso deformanti dell’equilibrio fra potenze, credo di poter affermare, senza timore di smentita, che i venti mortali per la civiltà occidentale spirano oggi come ieri dalla Germania anziché da oltre Atlantico.  Di una cosa sono oltremodo sicuro: dopo avere sconfitto il nazismo di Hiltler, gli americani progressisti e democratici ci aiuteranno a sconfiggere pure il tecno-nazismo contemporaneo dei vari Merkel e Schauble. Con buona pace dei tanti  cospirazionisti in servizio permanente, inguaribilmente affetti dalla sindrome del gratificato.

 

 

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