News dal Dipartimento Beni Culturali

33° Torino Film Festival: filosofia del linguaggio cinematografico

Torino Film Festival 11cb7

Il Torino Film Festival costituisce, a suo modo, un unicum: poco consistente per quanto concerne la sezione del concorso, che generosamente, doverosamente – e forse forzatamente, per la concorrenza di festival più rinomati – ospita solo opere prime, seconde o terze, ma che in ogni modo non spicca in contenuto, si arricchisce sino a strabordare (tanto che il controverso direttore delle ultime quattro edizioni di Venezia, Alberto Barbera, ha parlato, con una certa ineleganza, di “troppi film”) nelle sezioni parallele, tradizionalmente denominate rispettivamente Festa mobile (con un occhio alle novità spiccatamente cosmopolita), After hours (dedicata a un cinema perturbante, per non dire specificamente di matrice horror) e Onde (che tenta, con risultati spesso pregevoli, di esplorare e portare alla luce tutto il sommerso dello sperimentale), sezioni che sovente vanno a visitare, per non dire travalicare, confini, zone liminari, verso ciò che non è già più festival, verso ciò che non è già più cinema – per essere anche, non lo escludiamo, qualcosa di più interessante. E proprio sul concetto di liminalità tra mondi si soffermeranno alcune delle meditazioni ispirate da questa trentatreesima edizione del Festival.

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Gioele Magaldi a proposito di relativismo assoluto e relativismo relativo

Scrive Gioele Magaldi: «Secondo me i Diritti Universali sono Diritti Universali, a prescindere. Devono essere validi ovunque e sempre, in omaggio alla dignità umana in quanto tale.

Secondo altri, tali diritti (con la “d” minuscola) possono variare... da cultura a cultura e da popolo a popolo... Eh no, non condivido affatto. Perciò io dico SI al multiculturalismo tollerante, sincretistico e inclusivo nel nome di precisi landmarks laici, democratici e liberali. SI al rispetto dell'inviolabilità personale, della libertà, dell'uguaglianza, del diritto alla dignità e alla felicità per ogni essere umano (a prescindere dal sesso, dall'orientamento sessuale, dalla religione, dalle propensioni filosofiche e culturali e dai comportamenti sociali, eccetera).

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PRESENTAZIONE DEL LIBRO AMARE ISRAELE

Amare Israele
SABATO 28 NOVEMBRE 2015 ORE 17.40
PRESSO ASSOCIAZIONE BELLITALIA
VIA AURELIA 477 [Piazza Irnerio] ROMA (mappa)
Ingresso Libero

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Manifesto Commissione Cultura

Manifesto Commissione Cultura
La Commissione Cultura, Arte e Spettacolo del Movimento Roosevelt si propone di sottoporre all’attenzione dei soci un Manifesto, aperto alla discussione con chiunque, anzi, negli intenti, propositivo e stimolante in tal senso, anche nella opportunità, tramite un confronto il più esteso possibile, che si possano cogliere suggestioni programmatiche, ulteriori a quelle che col tempo la Commissione andrà elaborando, eventualmente via via da integrare tra le maglie di detto Manifesto generale, che segue:

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Pasolini. Poetica e umanità, dubbio e ideale

Pasolini Decameron
Anche la Redazione Cultura del Movimento Roosevelt, in accordo tra chi scrive ed il suo caporedattore, Sergio Magaldi, intende rendere omaggio, sia pur tanto brevemente, a Pier Paolo Pasolini? Ebbene sì, non ci interessa se ciò possa apparire conformista: atteggiamento contro cui Pasolini combatté senza cedimenti

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Riproposizione dettagliata della riscrittura semplificata del lavoro impressionante svolto da Sergio Magaldi a proposito della consapevolezza dei diritti umani

fino ad arrivare all'ONU, alla Dichiarazione Universale e ad alcuni fondamentali del Movimento Roosevelt su scala sovranazionale


Scrive Sergio Magaldi: «Chi fa parte del Movimento Roosevelt - al di là di una legittima pluralità di idee e di propositi anche diversi, ma auspicabilmente convergenti - non può ignorare la fonte dei diritti umani, il momento storico della loro formulazione e successiva elaborazione, nonché il progressivo riferimento che trovarono nella carta costituzionale di molti paesi, anche a prescindere dalla loro effettiva realizzazione nell’ambito della società civile».

Partiamo da questa introduzione del primo dei due pezzi de “La consapevolezza dei diritti umani” cercando di fare, nel limite del possibile, una riscrittura semplificata del lavoro “impressionante” svolto da Sergio Magaldi.

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Riscrittura semplificata del lavoro impressionante svolto da Sergio Magaldi a proposito della consapevolezza dei diritti umani fino ad arrivare all'ONU, alla Dichiarazione Universale e ad alcuni fondamentali del Movimento Roosevelt su scala sovranazionale

Scrive Sergio Magaldi: «Chi fa parte del Movimento Roosevelt - al di là di una legittima pluralità di idee e di propositi anche diversi, ma auspicabilmente convergenti - non può ignorare la fonte dei diritti umani, il momento storico della loro formulazione e successiva elaborazione, nonché il progressivo riferimento che trovarono nella carta costituzionale di molti paesi, anche a prescindere dalla loro effettiva realizzazione nell’ambito della società civile».

Partiamo da questa introduzione del primo dei due pezzi de “La consapevolezza dei diritti umani” (in attesa di un probabile terzo pezzo) cercando di fare, nel limite del possibile, una riscrittura semplificata del lavoro “impressionante” svolto da Sergio Magaldi.

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Alla ricerca del Proiettile d'Argento

Vorrei condividere qualche mio pensiero sull'evoluzione che auspico per il Movimento, analizzando di volta in volta alcuni temi che reputo particolarmente significativi. Ritengo però utile, prima di cominciare con questi interventi, fare un ragionamento su un fenomeno che, non certo nuovo, sta interessando la comunicazione e, da ultimo, anche l'offerta politica e quella di teorie (o meglio pseudo-teorie) economiche e sociali: "la sindrome del proiettile d'argento". Per farlo, però, devo partire un po' più da lontano.

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Dal Festival del Cinema di Venezia…

Dal Festival del Cinema di Venezia
Raccontava, senza spiegare, Carmelo Bene, di “essere parlato”, di essere attraversato da voci. È ciò che succede ad ogni artista, il quale sceglie non solo, o non tanto, razionalmente, un soggetto, né tantomeno il suo trattamento, bensì è nella condizione di farsi condurre dalle pulsioni che ha colto per così dire in interiore homine, ovverosia nelle profondità di un’umanità colta collettivamente come principio di un mondo: ed è l’attimo, trasposto in durata, l’Ereignis, in cui l’opera d’arte si dà, a suggerire uno svelamento di quel che velatamente, come umanità, stiamo edificando.

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I PELLEGRINI DELL’UMANESIMO

I pellegrini dell umanesimo 0bec9
L'uomo occidentale transita per un labirinto, senza uscita, senza inizio, e, forse, come in L'anno Scorso a Marienbad di Resnais, “senza che il rumore dei passi giunga alle sue orecchie”: sovente, infatti, non ha neppure contezza di andare. Come vi sia finito non sa. Mentre, in questo vagare, si fa opprimente in lui la sensazione di essere precipitato nel più inesorabile dei sistemi, ove non si scorge una traccia d'un disegno generale, e la “commissariata” conduzione della polis si limita alla banalità di qualche polemica, di qualche questione amministrativa, mentre i grandi processi che coinvolgono la sua vita sono in mano a misteriosi e imperscrutabili meccanismi tecnocratici; e frattanto, la presente viene esibita come l'età dell'individualismo più egoista ed edonista, quell'individualismo neoliberista sul perdurare del cui paradigma, pur avendo esaurito ogni illusione che potesse aver prodotto, il nostro Movimento si pone con atteggiamento ben poco velatamente critico.

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